giovedì 17 novembre 2011

RECENSIONE INNAMORARSI A MANHATTAN (Falling in love) di Kate Parker

Prima edizione: Leggereditore, novembre 2011

Formato: trade paperback

Traduzione di: Rebecca Traimonti

Ambientazione: contemporanea, USA

Genere: romance

Livello di sensualità: warm

Voto/rating: 8,5/10




Ogni volta che apriamo gli occhi, sappiamo che ci attende una giornata identica alla precedente. Pesante e faticosa come la precedente. Raramente allegra, quasi sempre perlomeno monotona. Prevedibile. I gesti uguali, le abitudini consolidate, i percorsi stabiliti, le alternative quasi inesistenti. Così, senza accorgercene, ci ritroviamo a guardare in alto, verso il cielo, in attesa di un fremito, di una sorpresa, di un imprevisto. Di un miracolo che ci strappi dal grigiore e illumini anche un’ora della nostra vita. Quasi mai riceviamo risposta alle nostre preghiere inespresse, dunque riabbassiamo il capo, sospiriamo e andiamo avanti.
Alice Irene Giuliani, non si aspetta più nulla, non osa sognare, teme di desiderare. E’ chiusa in una routine a cui si aggrappa come ad una stampella. Tuttavia, una parte di lei rifiuta questo letargo dell’anima autoimposto e attraverso un corso di recitazione cerca di esprimersi, liberarsi. Un mattina da Tiffany, vestita come Audrey Hepburn nel celeberrimo Colazione da Tiffany, per meglio calarsi nella parte che vorrebbe ottenere, l’inatteso accade. Alice incontra lo sguardo di uno sconosciuto e per un attimo il tempo si ferma. Il cuore in gola, i sensi all’erta, il sangue che pompa nelle vene, l’emozione che la travolge. Tutto e niente in un istante. Vorrebbe fuggire ma anche restare; sceglie la fuga, ma l’uomo la segue, tenace. La ferma, la convince a trascorrere qualche ora insieme, prima che un aereo lo riporti a casa. Ore rubate per un incontro senza senso, senza prospettive. Eppure sono ore intense, fatte di parole, di silenzi, di comprensione, di armonia, di eccitazione, di sfioramenti furtivi, di occhi che si cercano incessanti. Di due anime che davanti a un caffè e durante un tragitto in taxi verso l’aeroporto si sono denudate e incontrate. Dimenticare e tornare al solito tran tran, sarà durissimo e praticamente impossibile per Matìas e Alice, che nonostante le paure e le resistenze dovranno imparare ad accettare che  l’amore non conosce impedimenti e soprattutto confini, se non quelli assurdi che noi gli mettiamo.

Come per Alice l’incontro con Matìas, anche per me quello con questo libro è stata una vera sorpresa. Colpita da una copertina che rimandava alla splendida Audrey Hepburn, e da una quarta molto intrigante, ero però piuttosto diffidente. L’ultima volta che avevo acquistato un romanzo che prometteva una grande storia d’amore sullo sfondo di una città fantastica, mi ero ritrovata con una sonora fregatura. Inoltre penso di essere una delle poche persone al mondo a cui non piace particolarmente New York.  Dopo poche pagine avevo iniziato a storcere il naso: la protagonista era descritta come bellissima, per cui già vedevo una sfilza di cliché pronti a planare su carta in men che non si dica. Invece, ecco che subito ho dovuto ricredermi. L’inseguimento/incontro tra Mattìas e Alice è descritto benissimo: incalzante, delicato, sensuale. Le loro emozioni rese in maniera vivida e coinvolgente senza bisogno di lunghi dialoghi o situazioni complicate. Impossibile interrompere una lettura, nella quale se non ci sono sorprese, c’è il bellissimo e sentito percorso di un uomo e una donna che stanno cercando se stessi e che solo nel momento in cui si incrociano, trovano davvero il loro destino e la loro dimensione. Matìas è un professore universitario di storia medievale, che scrive anche gialli ambientati in quell’epoca, il quale per tutta la vita ha fatto ciò che gli altri si aspettavano da lui. Tenere tutto sotto stretto controllo lo rassicura  e nel contempo gli permette di tenere doma una passione i cui effetti dirompenti pensa di non saper contenere. Alice, d’altro canto, non si fida di se stessa né dei suoi sentimenti, che ritiene la rendano debole. E’ infelice e teme di divenirlo ancor di più, quindi anche lei a tutta prima respinge ciò che prova per Matìas.
Lontani col corpo, ma vicini col cuore, i due si ritroveranno pian piano, diversi e migliori, pronti a fondere le loro vite, il loro amore esploso come un fuoco di artificio, ma lievitato lentamente come del pane buono e nutriente.

Kate Parker è al suo primo libro, mi auguro che ne seguano parecchi altri perché ha uno stile molto efficace ed elegante, capace di cogliere il lato poetico delle cose senza scadere nel melodrammatico o nell’ovvio. Con una scrittura sorvegliata, delicata  e  concisa, penetra l’animo dei suoi personaggi (menzione particolare per la splendida nonna Lucille!) e rende lo spirito di una città, aperta sempre a tutto e tutti. Prende qualche spunto da Colazione da Tiffany ─ un paio di scene all’inizio e alla fine, la professione di scrittore di lui, quella di lei, infermiera pediatrica che ricorda l’impegno della Hepburn come ambasciatrice dell’Unicef ─ ma rielabora il tutto in maniera personale e convincente, senza debiti con altri.
Matìas è un eroe solido e forte, un uomo che sorprende se stesso e si mette in gioco, rischiando la reputazione con un libro sentimentale per riconquistare la donna che ha rapito la sua immaginazione e riempito di voglie e fantasie i suoi giorni. Non è un bastardo, non è uno psicopatico, ma un compagno pronto a stare al fianco della sua donna e renderla felice.
Alice è un’eroina che mi ha conquistata: inquieta, generosa, piena d’amore. Soffre per il passato che non può cambiare e per un futuro che crede di non poter avere. E soffre perché è sensibile, affrontare costantemente il dolore nei corpi e nello spirito dei suoi piccoli pazienti le scava dentro, la distrugge. Non riesce ad abituarsi, e noi con lei. Senza eccedere, ma con estremo tatto, la Parker ci ricorda che l’amore non è solo quello all’interno di una coppia, ma quello che ogni giorno siamo chiamati a dare a chi ci sta vicino, poiché senza di esso, forse proveremmo meno patimenti, però saremmo morti dentro. L’indifferenza uccide più del cancro.
 
Ho chiuso questo libro piena di rimpianto eppure colma di una sensazione di benessere e di calore, per una storia che mi ha catturata, mi ha fatto sognare, mi ha commossa. Perché non mi aspettavo che mi piacesse a tal punto. Perché è stato un vero e improvviso raggio di sole che ha squarciato le nubi scure. E perché di libri del genere, anche se non sono capolavori, ce ne è bisogno

Recensione GLI INGREDIENTI SEGRETI DELL’AMORE (Das lacheln der frauen) di Nicolas Barreau

Prima edizione: 2010 by Thiele Verlag

Edito in Italia da: Feltrinelli Editore, settembre 2011

Formato: trade paperback

Traduzione di: Monica Pesetti

Ambientazione: contemporanea, Francia
 

Genere: romance/chick lit

Livello di sensualità: just kisses

Voto/rating: 6/10
 
 
Per iniziativa della Feltrinelli, potete inviare delle ricette a questo indirizzo menudellamore@feltrinelli.it, le migliori compariranno in un ebook scaricabile gratuitamente da www.menudellamore.feltrinelli.it sito web dedicato al romanzo.
 
 Trama:  Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, gestisce il ristorante di famiglia, Le Temps des Cerises. È in quel piccolo angolo di Saint-Germain-des-Prés, grazie al suo famoso Menu d'Amour, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della sua futura moglie. Ed è sempre lì, circondata dal clangore di pentole e padelle e dal profumo di cibo e di spezie, che Aurélie è cresciuta, trovando conforto nei momenti più difficili della sua vita. Ma ultimamente, dopo una scottatura d’amore, neanche l’accogliente cucina della sua infanzia riesce più a consolarla. Un venerdì di novembre, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria dove si imbatte in un romanzo intitolato Il sorriso delle donne. Incuriosita, inizia a leggerlo: poche pagine dopo, scopre un passaggio in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, Aurélie decide di contattare l'autore del libro per ringraziarlo. Ma l’impresa è tutt’altro che facile. Tutti i tentativi di conoscere l’elusivo scrittore - un misterioso inglese - vengono bloccati da Andrè, l’editor della casa editrice francese che pubblica il romanzo. Ma Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l'incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient’affatto casuale.
 
 
Cosa rende un piatto indimenticabile? La presentazione accattivante studiata nei minimi particolari? L’aspetto attraente della pietanza proposta? L’odore inatteso e penetrante che attraverso le narici rapisce la mente sollecitando una reazione fisica? Oppure il momento in cui il cibo entra in contatto con lingua e palato scatenando una ridda di emozioni, sensazioni, ricordi? Quando il boccone diviene un’esperienza sensuale e spirituale al tempo stesso?
Probabilmente tutto questo, perché la cucina non è solo l’insieme dei vari ingredienti, bensì quell’inafferrabile magia che solo i grandi chef sanno produrre. E’ fantasia e passione ma anche tecnica e disciplina. Date la medesima ricetta a dieci persone e avrete dieci risultati diversi, di cui  solo un paio convincenti. La narrativa ha molto in comune con la cucina e per molti aspetti la stesura di un testo riproduce la creazione di una ricetta. L’imponderabile vi ha una grossa parte e a volte il prodotto risulta indigesto o mediocre. Dunque affrontare la lettura di un libro è un poco come affondare per la prima volta una posata in un piatto: da lì si distinguono i sapori presenti, la destrezza di chi li ha assemblati e cosa voleva trasmetterci.
Il mio primo assaggio de Gli ingredienti segreti dell’amore mi ha onestamente confusa, complice un’ottima e attenta campagna di marketing mi attendevo una passeggiata romantica e coinvolgente e mi sono ritrovata con tutt’altro. Già l’incontro con la protagonista mi ha fatto inarcare un sopracciglio: Aurelié Bredin fa spudoratamente rima con Amelié Poulain (in francese si pronunciano bredan e pulan), e il tema del destino che rifugge il caso è il filo conduttore del  celeberrimo film che la vede protagonista (consiglio a tutte di vederlo se ancora non l’avete fatto). Che l’autore intendesse ispirarvisi? Della toccante naivete di Ameliè però qui non vi è traccia, come nemmeno dell’intensa bellezza della immagini di Jeanne-Pierre Jeunet. Giunta al primo capitolo in cui parla André il quadro si è improvvisamente fatto chiaro, strappandomi un sorriso, parola scelta non a caso. La verità del resto non è celata, ma assolutamente dichiarata e sotto gli occhi di tutti.
A partire dal titolo e dalla trama.
Abbiamo questo scrittore, Nicolas Barreau (sempre che sia il suo vero nome e non uno pseudonimo come Robert Miller), il quale molto probabilmente è un editor o lo è stato, a giudicare dalla conoscenza di certe dinamiche dell’ambiente editoriale, la cui descrizione rappresenta non per nulla la parte più riuscita e veritiera del romanzo, e che vuole o deve sfornare un best seller.
E’ un cuoco, certamente non uno chef, e si mette di fronte alla dispensa per decidere quali sono gli elementi migliori da mescolare per raggiungere quante più persone possibile.
Attinge così a piene mani dal su menzionato Il favoloso mondo di Amelié ─ un’eroina dal cuore puro, che in segreto spasima per un giovane senza aver il coraggio di dichiararsi, un eroe che in realtà non vuole esserlo e che  all’inizio non si accorge di lei, un nutrito gruppo di comprimari divertenti e un poco assurdi, la poesia delle piccole cose quotidiane.
Vi unisce una Parigi da cartolina che nulla ha a che vedere con la città reale (niente banlieue qui, né alcuna traccia dei tanti cortei di protesta che attraversano gli Champs Elysées o della poca pulizia della capitale) ma che ricorda le commedie americane degli anni sessanta, che ritraevano non come il Paese fosse davvero, bensì l’immagine di sé che voleva proiettare nel mondo.
A contrasto mette una presa del cinismo delle case editrici, della stampa e dei media in generale, senza calcare la mano.
Aggiunge una manciata di tutti gli stereotipi sui francesi e sugli inglesi a partire dalle Gauloises, gli intellettuali nelle brasseriès, il self-control e il cattivo gusto, e un pizzico di chick-lit (magari guy-lit in questo caso?) per insaporire il tutto. Rimesta la pignatta, cuoce velocemente et voilà, la cena è servita.
Barreau inserisce tutti questi elementi in bella vista, senza nascondersi più di tanto, quasi a sfidare il pubblico a notarli, sicuro forse che come nel libro il pubblico non si accorge che Il sorriso delle donne nasce da una menzogna, non si accorgerà qui che il romanzo non è ciò che dice di essere.
Gli ingredienti segreti dell’amore è molto  scorrevole e si fa leggere gradevolmente, alternando con successo ad ogni capitolo le voci di Aurelié e André, tuttavia se quest’ultimo è tratteggiato discretamente, Aurelié rimane una figura pallida, complice anche il fatto che Barreau racconta molto e mostra poco. Evitando picchi di intensità e nodi emotivi, la storia procede senza scossoni o sorprese fino alla conclusione, i sapori decisi e intensi non fanno parte di questo menù.
C’è un piccolo colpo di coda nel finale, dove nella lettera di André ad Aurelié ho sentito finalmente un accenno di verità ed emozione.
La  copertina, che ci rimanda l’immagine di una giovane con biondi codini di rosso vestita ─ una ragazza e non la donna che Aurelié dovrebbe essere ─ è in realtà azzeccata, poiché i protagonisti più che trentenni sembrano adolescenti e il registro narrativo rimanda più a uno young adult che ad un libro per adulti.
E il titolo, vi chiederete voi, si è scordata del titolo? No, assolutamente, ebbene il titolo originale dell’opera è proprio Il sorriso delle donne, ovvero un successo progettato a tavolino da un editor che si finge uno scrittore straniero…

sabato 8 ottobre 2011


LARA ADRIAN IN TOUR
UN RESOCONTO TRA L'EMOZIONATO E IL DIVERTITO


A ROMA

A volte i sogni si avverano. Magari non quelli ambiziosi, che custodiamo gelosamente nel nostro cuore, ma quelli piccoli, come passerotti che sbattono le ali nei primi tentativi di volo. E che ci regalano il sorriso inaspettato capace di rischiarare una giornata. Per me, questo fine settimana, è stato poter incontrare e presentare a nome di Isn’t It Romantic? un’autrice che amo molto e che dubitavo di aver mai l’occasione di conoscere, nonché condividere il mio entusiasmo e la mia passione con altre lettrici e lettori (sì, al maschile, avete letto bene). Dovermi mettere i tacchi per non sfigurare troppo con la scrittrice che è alta ha rappresentato un prezzo irrisorio da pagare.
A conclusione di un tour italiano fitto di date, Lara Adrian ha salutato lo stivale con due date romane: sabato alla libreria Fanucci e domenica alla libreria Nuova Europa ai Granai. In entrambe le occasioni, scortata dal marito, un gentleman nell’apparenza come nei modi, Lara è arrivata in perfetto orario, mostrandosi sorridente e disponibile anche se era veramente esausta. Qualche attimo prima di iniziare la presentazione le ho chiesto se stesse bene, perché appariva provata e lei mi ha soavemente risposto che la stanchezza non importava, le lettrici erano lì per vederla e dovevano avere il meglio da lei. La frase l’ho udita solo io, però in qualche modo è giunta a tutto il pubblico che ha percepito la sua generosità, la sua semplicità, la sua reale voglia di comunicare.
Coadiuvata dal traduttore, Lara non si è tirata indietro di fronte a nessuna domanda, nemmeno a quelle più pruriginose, tanto che a un certo momento ci siamo fatti delle crasse risate tutti insieme quando si è trattato di approfondire la questione “scene hot” e guerriero preferito con cui trascorrere una notte di passione” (io ho dichiarato il mio imperituro amore per Tegan, guadagnandomi sorrisetti di complicità da parte delle lettrici, ma Lara si è rifiutata di fornirmene i recapiti, peccato!).
Ora sappiamo che Andreas, il playboy protagonista de Il bacio eterno, ultimo volume della saga in libreria, è tedesco in omaggio alla madre della Adrian. Negli Stati Uniti, infatti, i tedeschi sono rappresentati sempre e solo i cattivi, mentre lei voleva creare un personaggio positivo con quelle origini. Per renderlo credibile ha dovuto destrutturarlo in maniera consistente, così come ha fatto per Sterling Chase (il cui romanzo arriverà più avanti in Italia) nonostante sapesse sin dal suo apparire nel secondo libro che era destinato a diventare protagonista. La sua compagna non sarà Elise, come molti si aspettano, ma un personaggio nuovo e giovane da tutti i punti di vista; secondo Lara, Sterling aveva bisogno di un’eroina senza un bagaglio pesante sulle spalle. Le protagoniste femminili, d’altra parte, stanno acquistando sempre più importanza e forza, anche fisica, nella saga e Lara ha annunciato che alla fine del decimo libro ci sarà un cambiamento sostanziale che farà prendere alla serie la direzione di una “next generation”, tipo Star Trek. A questa affermazione la curiosità si è impennata ma l’autrice si è rifiutata di aggiungere altro per non rovinare la sorpresa.
Con molta sportività, la Adrian non si è risentita per i continui paragoni con la Ward, che ammira molto, dichiarando che ciascuna ha il suo stile peculiare e il suo universo narrativo e che c’è spazio per tutti; comunque ha smesso da tempo di leggere le recensioni ai suoi libri, rischiava di impazzire e per la sua tranquillità mentale preferisce astenersi, concentrandosi invece sulla scrittura nella quale si immerge al punto di dimenticare tutto il resto.
Gli argomenti trattati sono stati moltissimi e mi scuserete se ne ho tralasciati diversi; agitazione a parte ciò che porto con me di questi due incontri sono impressioni, immagini, tatuate nelle mia mente come i dermoglifi dei guerrieri della Stirpe.

La naturalezza della Adrian, la sua infinita pazienza nel firmare anche dieci copie a testa dei suoi romanzi e a farsi fotografare da chiunque glielo chiedesse anche più volte; l’atmosfera piacevole e piena di energia che si è creata in entrambe le librerie; l’attenzione a volte rapita degli spettatori; il colloquio spontaneo tra tutti noi; l’interesse genuino che correva in entrambe le direzioni: da noi a lei e da lei a noi; il confrontarsi senza paura o complessi anche su temi più alti e sulla letteratura di genere e non. Infine gli sguardi, una moltitudine composita, varia e intensa. I più belli per me: quelli tra la Adrian e il marito, simbolo di un’intesa profonda che dura da venticinque anni; lo sguardo finale di Lara mentre ci ringraziava dicendoci che le parole non bastavano ad esprimere la soddisfazione che noi come pubblico le davamo. Infine i nostri, quelli di noi lettrici e lettori, complici nel condividere il piacere segreto di un universo fantastico che ci rapisce e ci accompagna nella vita di tutti i giorni, sia tra di noi sia con colei che ci regala questo mondo parallelo in cui fuggire per sognare, emozionarsi e tornare sulla terra più carichi di prima.
Per coloro che non hanno potuto esserci qui di seguito troverete un piccolo divertente video, che include anche i saluti di Lara e poi diverse foto, tra cui una con le tre Grazie o forse con le tre dell’Ave Maria (senza pistole) Antonella, Vale e Maet. Fatevi due risate!


sabato 10 settembre 2011

AUDIORECENSIONI


LEZIONI DI PIACERE (The Lady’s Tutor) di Robin Schone
Prima edizione: 1999 by Kensington
Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi Extra- Passion no.4, aprile 2011
Ambientazione: Inghilterra 1886 (epoca vittoriana)
Livello di sensualità: burning (estremo) 
Voto/rating: 9/10 

Sposata molto giovane a un uomo scelto dal padre, Elizabeth Petre incarna l’ideale della gentildonna inglese: madre premurosa e moglie devota. Peccato che si ritrovi anche intrappolata in un matrimonio senza amore e senza passione. Decisa a sentirsi desiderata pur restando fedele al marito, che invece la tradisce, Elizabeth progetta di sedurlo. E c’è solo un uomo che può insegnarle tutti i segreti dell’amore: Ramiel Safyre, figlio di una contessa e di uno sceicco, educato alla cultura occidentale e ai piaceri orientali. Ma quando le sue lezioni diventano un’irresistibile tentazione, Elizabeth dovrà scegliere tra i propri doveri e un audace quanto sconosciuto desiderio… 



INCONTRARSI E POI… (The Rake) di Mary Jo Putney
Prima edizione: 1998 by Topaz 
Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi Emozioni agosto 2011 Ambientazione: regency 
Livello di sensualità: warm (tiepido) 
Voto/rating: 9/10  

Sembrava scritto che il dissoluto Reginald Davenport, diseredato e disonorato, dovesse fare una brutta fine. Invece la vita gli regala l’occasione per redimersi insediandosi a Strickland, la tenuta avita che gli era stata sottratta quando era bambino. Ma si ritrova assolutamente impreparato allo scioccante incontro con l’amministratore della proprietà: non un uomo, come tutto faceva pensare, bensì la bellissima Alys Weston, in fuga da un mondo avvelenato dai tradimenti. Le brutte esperienze del passato li avvicinano e Reginald e Alys sembrano fatti l’uno per l’altra, eppure il futuro si presenta come un’erta montagna da scalare. Soltanto l’amore che li sorregge potrà salvarli dal baratro… se sapranno crederci fino in fondo. 


TENTAZIONI DELIZIOSE (Delicious) di Sherry Thomas
Prima edizione: 2008 by Bantam Dell
Edito in Italia da: Leggereditore, luglio 2011 
Traduzione di: Grazia Biondi
Ambientazione: Inghilterra epoca vittoriana
Livello di sensualità: hot (bollente) 
Voto/rating: 8,5/10  

Famosa a Parigi per i suoi piatti indimenticabili, Verity Durant è altrettanto impopolare a Londra per la sua scandalosa vita privata. Ma questa è l’ultima delle sorprese che attendono il suo nuovo datore di lavoro… Per Stuart Somerset – astro nascente della politica londinese – l’affascinante Verity non è altro che una donna come tante, esattamente come il cibo è nient’altro che cibo, almeno finché non assaggia uno dei suoi piatti. C’è stata solo un’occasione in cui ha provato una sensazione così dirompente: la notte in cui ha incontrato una splendida sconosciuta che gli ha lasciato solo il ricordo di un’incredibile passione, per poi sfumare nel nulla. Da allora sono passati dieci anni, e quando Stuart incontra Verity, capisce che c’è solo una cosa che potrà finalmente saziare il suo appetito. Si tratterà solo di desiderio, di sete di vendetta, o anche del più delicato dei sentimenti? Il passato di Verity cela segreti che potrebbero separarli per sempre, proprio mentre loro cercano di assaporare il frutto delizioso dell’amore. 




LA CONFESSIONE (Heartbreaker) di Julie Garwood
Edito in Italia da: Leggereditore maggio 2011
Ambientazione: USA oggi 
Traduzione di: Cristina Genovese 
Livello di sensualità: warm (tiepido)
Voto/rating: 7,5/10
Collegamenti ad altri libri: LA CONFESSIONE è il primo libro della serie Buchanan, che ruota attorno alla famiglia Buchanan e ai loro amici e colleghi nell’FBI, finora così composta:
1- LA CONFESSIONE (Heartbreaker) 
2- Mercy 
3- Killjoy 
4- Murder List
5- Slow Burn 
6- Shadow Dance 
7- Fire and Ice
8- Sizzle  

Nella penombra del confessionale, il reverendo Tom Madden accoglie il segreto di un omicida. Questi descrive i suoi piani nei minimi dettagli, fino a svelare anche il nome della prossima vittima. Tom viene risucchiato in un vortice di follia: l’obiettivo del serial killer è infatti sua sorella Laurant. L’agente dell’FBI Nick Buchanan sta per partire per le vacanze quando riceve la chiamata dell’amico Tom Madden. L’uomo si precipita, senza esitare. Tuttavia la ragazza non è disposta a cambiare il suo stile di vita, né a cedere agli umori di uno psicopatico. Ma, messa alle strette, accetta suo malgrado la protezione di Nick. La vicinanza obbligata porta i due a scoprire una passione che riesce a valicare l’ostacolo del terrore, mentre il pericolo si fa sempre più tangibile e pressante. Riuscirà Nick a salvare il suo nuovo amore e a scoprire l’assassino? 


sabato 13 novembre 2010

RECENSIONE LA SPOSA IN BIANCO (Vision in White) di Nora Roberts

Prima edizione: 2009 by Berkeley

Edito in Italia da: Leggereditore, ottobre 2010

Formato: trade paperback

Traduzione di: Federica Ressi

Ambientazione: contemporanea, USA

Genere: women’s fiction

Livello di sensualità: warm (tiepido)

Voto/rating: 8-/10

Collegamenti ad altri libri: è il primo volume della serie “The Bride Quartet” così composta:

1- LA SPOSA IN BIANCO (Vision in White)

2- Bed of Roses

3- Savour the Moment

4- Happy Ever After



Il bianco è il colore della purezza, il colore dell’innocenza, il colore della pulizia. Ma è anche il colore principale degli abiti da sposa, dei desideri ancora da realizzare e delle pagine della nostra vita ancora da scrivere, così come della neve. Il bianco è decisamente il colore di questo libro, perfettamente espresso dal titolo originale Vision in White. In un Connecticut ricoperto da un manto nevoso tutti questi elementi sono protagonisti, insieme a quelli in carne ed ossa, del romanzo.
La tosta Mackenzie Elliott ha fondato insieme alle amiche di una vita Emma, Parker e Lauren, Promesse un’agenzia di wedding planning, eppure è un’incallita single, apparentemente per convinzione, in realtà per paura di soffrire e per timore di essere incapace di instaurare una relazione positiva e durevole. Il successo, personale come fotografa, e collettivo dell’agenzia, assieme alla profonda amicizia con le sue socie, sono il fulcro e il motore della sua esistenza. Mac non cerca e non si aspetta di imbattersi nel principe azzurro, benché abbia aiutato molte coppie a coronare il loro sogno di felicità. Incontrare quindi, dopo tanti anni, un suo ex compagno di liceo, venuto nella sede della società come fratello della sposa/ potenziale cliente di Promesse e sentirsene immediatamente attratta non la impensierisce più di tanto. Anche perché Carter, insegnante di letteratura inglese al liceo, non è certo quel che si dice un seduttore: è impacciato, si imbarazza ed arrossisce, manca di quella sicurezza tipica del maschio aduso alle conquiste. Mac ritiene di potersi concedere un flirt senza conseguenze, sottovalutando la tenacia, la determinazione e la generosità di Carter, che le si insinueranno sotto pelle, indebolendo pian piano le difese che Mac ha eretto intorno al suo cuore per farla aprire all’impensabile, ovvero progettare un intero futuro, e non scampoli rubati di qualche settimana o mesi, con un uomo.

La trama di questo libro è semplice e sicuramente già letta e riletta, tuttavia Nora Roberts, come solo i grandi scrittori sanno fare, sa renderla tesa, accattivante e vibrante, nonché molto divertente in diversi punti. Fin dalle prime pagine siamo attirati dentro la storia e dentro i personaggi, dai principali ai secondari, tutti solidi e credibili. Seguiamo il lento e ragionato avvicinarsi di Mac e Carter, i loro dubbi, le loro speranze, le loro sconfitte. Il loro desiderio a un certo punto, di riconquistare, in un certo qual modo l’innocenza perduta, cancellando esperienze dolorose e negative per poter approdare vergini nell’animo a una nuova relazione. Di credere che i nuovi inizi siano possibili, che sia possibile cambiare e quindi ricominciare.
Mac pare una donna realizzata, forte, dinamica, che come molti maghi dell’obiettivo, vive le emozioni vicariamente attraverso quelle dei soggetti delle sue fotografie e la sua unione con un tipo come Carter sarebbe sulla carta improbabile. Ma come spesso accade nella realtà, e qui la Roberts ci descrive con grande maestria, sono forse queste le relazioni destinate ad avere migliore riuscita. Un innamoramento graduale e realistico tra persone complementari, che seguiamo passo passo senza mai annoiarci e desiderando sfogliare la pagina successiva per scoprire cosa accadrà. Il merito, va detto, è anche del personaggio di Carter, un meraviglioso e non scontato eroe beta, anziché il solito sciupa femmine dallo sguardo assassino, del tipo: l’uomo che non deve chiedere mai. Carter è un intellettuale simpatico, complicato a volte goffo e timido, ma molto appassionato, quello che a me sarebbe tanto piaciuto avere come insegnante (in realtà quasi tutti i professori liceali e universitari sono dei brutti e vecchi babbioni piuttosto lumaconi!). Un uomo che sa come restare accanto alla sua compagna e sostenerla, superando i propri limiti e i propri freni. Io l’ho trovato delizioso e davvero rinfrescante. Purtroppo l’autrice non dedica sufficiente spazio ad approfondire e spiegare il rapporto morboso di Mac, una vera combattente, con l’odiosa madre che la vampirizza psicologicamente ed economicamente e che dovrebbe essere pure alla base della sua reticenza a legarsi, ma a parte questo il romanzo non ha grandi mancanze, se non una certa prevedibilità, che però in questo caso è anche piacevolmente rassicurante. Dopo un’invasione di chick-lit e paranormali, non sempre di buon livello, finalmente un libro contemporaneo tradizionale nei temi e nello stile narrativo, con una storia ben congegnata e ben condotta, che non ha bisogno di nessun effetto speciale o effettaccio per convincere. Senza essere un capolavoro è però uno di quei volumi da leggere per star bene, per riconciliarsi con la forza dei sentimenti quieti ma perseveranti, per tenerci al caldo in queste sere d’inverno alle porte. Per avere la nostra dose giornaliera di buonumore. E poi, lasciatemelo dire per una volta, la copertina è davvero bellissima!

venerdì 29 ottobre 2010

martedì 26 ottobre 2010

Cosa piace fare ad Amélie



Un altro film meraviglioso e una protagonista con cui ho molto in comune...

martedì 5 ottobre 2010

RECENSIONE MUORI PER ME (Die for me) di Karen Rose

Prima edizione: 2007 by Vision

Edito in Italia da: Leggereditore, settembre 2010

Formato: Trade paperback

Traduzione di: Arianna Gasbarro

Ambientazione: contemporanea, USA

Genere: romantic suspense

Voto/rating: 8,5/10



Un corpo immobile, abbandonato in un sonno indotto, ignaro della sua condizione e che quelli saranno gli ultimi sogni che farà. Pian piano, il risveglio: la confusione, lo spaesamento, i ricordi che riaffiorano faticosamente. Infine la consapevolezza, degli arti legati strettamente, del luogo squallido da cui non ci sarà fuga, dell’odore della paura che aleggia nell’aria. Poi giunge il carceriere, calmo, sicuro, eccitato. Prepara i suoi strumenti di lavoro, strumenti di tortura per le sue vittime, strumenti di estasi per lui. Incidere la carne, strappare gli organi, separare i tendini dalle ossa, e ascoltare le grida e le suppliche di quei corpi impotenti, vederli contorcere dal dolore e dalla disperazione. Vederli infine cedere alla morte e registrare quel momento in cui si passa dallo strazio supremo al nulla assoluto: il culmine di ogni piacere.
Corpi immobili, massacrati, celati dalla terra nel loro orrore, composti come effigi. Corpi che una volta erano persone, che erano figli, compagni, amici di qualcuno. Vito Ciccottelli detective della polizia di Philadelphia e Sophie Johannsen archeologa specializzata nel medioevo, che è stata chiamata come consulente, sono pietrificati e angosciati dalla scoperta di un terribile cimitero di senza nome. Una scoperta casuale eppure drammatica, l’opera di un serial killer spietato, l’opera di un essere che di umano non ha più nulla. Un assassino che potrebbe scegliere proprio Sophie come prossima preda.
Vito e Sophie sono due anime delicate, sotto una scorza di una certa durezza, due persone che hanno avuto la loro bella dose di sofferenza, due persone in fondo sole, ma anche due persone che vorrebbero amare ed essere amate, che cercano quella casa che solo il cuore può dare. Due individui che nonostante i loro limiti e le loro fragilità si getteranno in quell’avventura senza paracute che è innamorarsi, perché di fronte agli abissi dell’orrore e della depravazione più assoluta, sono l’amore e la luce a dover prevalere.

Iniziare a leggere questo libro, significa non riuscire a staccarsene, ti inchioda fino all’ultima pagina e si entra in una sorta di apnea che ci permette di espirare solo all’ultima pagina. Karen Rose è un’autrice straordinaria, con un talento naturale per il thriller e un raro dono per la scrittura. Lo stile è semplice e mai banale, molto curato eppure estremamente evocativo, con poche parole si è già immediatamente dentro la storia e la si vede in technicolor, quasi si percepiscono gli odori. Inoltre la Rose è bravissima nel creare e definire nettamente, con qualche pennellata, tutti i personaggi, da quelli minori ai principali, riuscendo a tenere le fila di un racconto ricco e complesso e delle sue tante voci senza mai perdersi e soprattutto senza perdere di verosimiglianza e complessità. E’ evidente che dietro il romanzo c’è molto studio, niente è approssimativo o vago in Muori per me, tutti i dettagli sono curati e contribuiscono a mantenere alta la tensione.

I protagonisti sollecitano immediatamente e abilmente l’identificazione: Vito bello, forte, ma anche sensibile, generoso, passionale; Sophie bellissima, intelligente colta, ma insicura, insoddisfatta e ferita. Vogliono sentire l’amore fluire nei loro corpi e nelle anime, desiderano far vivere quella parte del loro cuore che è andata in letargo, nonostante tutta la bruttura che li circonda, nonostante il pericolo e la morte li seguano dappresso. Non vogliono arrendersi, né dichiararsi sconfitti di fronte al male e all’egoismo supremo dei mostri: dichiarati o sotto mentite spoglie. Certo, la loro relazione è in qualche modo secondaria alla trama gialla e non potrebbe essere altrimenti, così come Sophie da una parte è un po’ troppo perfetta e dall’altra è un po’ troppo ingenua e inconsapevole, ma questi sono peccati veniali che non inficiano minimamente la qualità del libro.

La Rose mette tanta carne al fuoco, sorvegliandone attentamente la cottura e oso dire che di amore qui ce ne è molto, anche se non si tratta solo di quello romantico. C’è l’amore per il proprio lavoro, l’amore nei confronti dei colleghi e degli amici, l’amore per le vittime senza nome che attraverso le cure del medico legale e le indagini dei poliziotti riacquistano la loro dignità rubata e violata e possono riposare in pace, l’amore per le famiglie di sangue e quelle cercate. Le scene di Vito con i nipoti e i fratelli sono tenere e commoventi, come sono toccanti quelle di Sophie con gli zii e la nonna, che sono diventati i suoi genitori dopo l’abbandono della madre. Un amore necessario, direi, per contrastare la potenza del personaggio dominate di Muori per me: un serial killer tra i più terribili ci cui abbia mai letto e che tuttavia risulta ipnotizzante come lo sguardo del cobra prima di colpire. L’autrice ci fa entrare nei recessi della sua mente perversa con assoluta naturalezza e con grande acume, legandoci al punto da renderci quasi complici, perché per quanto inorriditi, è impossibile smettere di seguirlo.

Se amate il thriller e il romantic suspense, che lo ricordiamo non è affatto un romance, non perdetevelo, la scrittrice è talmente brava da coniugare il lieto fine con una storia drammaticissima.
Da comprare, immediatamente (anche perchè costa solo 10 euro a fronte di quasi 600 pagine...).

Potete leggere un estratto qui:


http://www.fanucci.it/catalogo/1028/files/EstrattoMuoriperme.pdf

lunedì 4 ottobre 2010

domenica 3 ottobre 2010

venerdì 1 ottobre 2010

Oggi sono ospite su Parole e pensieri in libertà!

Nonostante io sia riservata all'eccesso, la cara Libera mi ha invitata sul suo blog per presentarmi insieme ad altre autrici che pubblicano a puntate sul web e io ho accetato volentieri. E' un' iniziativa lodevole e interessante che mi ha permesso di conoscere altre scrittrici della rete.

http://freecora.splinder.com/post/23388064/blog-a-puntate

martedì 28 settembre 2010

Cappello a cilindro - Dancing Cheek to Cheek - Fred Astaire and Ginger Rogers



Meravigliosi, inarrivabili, divini! Una coppia inimitabile che sembrava volare e non danzare. Una lezione di stile e di classe. La potenza del ballo elevata ad arte.

mercoledì 15 settembre 2010

RECENSIONE MENAGE di Emma Holly

Prima edizione: 1998 by Black Lace (inedito in Italia)

Formato: paperback

Ambientazione: contemporanea, USA

Genere: erotica

Voto/rating: 9/10 D.I.K.

Grado di sensualità: burning/ estremo



Kate corre con le sue Adidas per le strade di Philadelphia. Corre verso la sua bella casa dopo una giornata di duro ma produttivo lavoro nella libreria di cui è proprietaria, contenta per aver trascorso altre ore lontano da sé stessa e dalla sua solitudine, immersa in una fuga perenne. E’ una donna indipendente Kate, non ha bisogno di nessuno, si racconta; basta a sé stessa dopo che il marito l’ha abbandonata per una ragazzina appena diplomata. Entra nella sua dimora bicentenaria e si spoglia a mezzo, convinta di essere sola, poiché i due giovani universitari a cui ha affittato una stanza sono a lezione. Comincia a salire le scale quando dei gemiti soffocati provenienti dalla sua stanza la bloccano in corridoio. Riconosce l’espressione del piacere cercato e condiviso Kate, sa che dovrebbe fermarsi e andarsene. Ma non vuole, non può. Quei suoni di corpi in cerca di appagamento la attraggono inesorabilmente. Avanza, incerta ed eccitata insieme, e socchiude l’uscio: due uomini sono avvinti in un abbraccio bollente, bramosi di godimento. E lei non può che guardare e desiderare di essere parte anch’essa, per una volta, di un abbandono ai sensi di cui non è mai stata partecipe, ma solo spettatrice. Non le importa che Sean e Joe, i suoi coinquilini, stiano usando il suo letto, vuole solo non essere più un’esclusa. Vuole assaporare la carne delicata del romantico Joe, che sa essere infatuato di lei e conoscere cosa si prova a darsi ad un apparente cinico come Sean, che si dichiara gay ma che la provoca in continuazione. Sarà l’inizio di un viaggio sconvolgente e travolgente per i tre, che saranno costretti a confrontarsi coi propri démoni e con le proprie paure e comprenderanno presto due verità fondamentali: i giochi non sono mai solo tali e non è possibile separare il corpo dall’anima.

Inizia così, con un pugno allo stomaco, uno dei migliori romanzi erotici che abbia mai letto. Uno di quei libri che una volta chiusi ti rimangono dentro, indugiando nella mente come un profumo nell’aria. Come è tipico del genere ci sono diverse esagerazioni ed alcuni punti irrealistici, (i personaggi son quasi sempre belli, ricchi e di successo), poiché é assodato che le preoccupazioni materiali sono nemiche della passione e che nessuno riuscirebbe a sognare con dei protagonisti veramente brutti e sfortunati su tutti i fronti. Ma a parte i suddetti peccati veniali, questa è la storia di un terzetto favoloso, tre individui interessanti e affascinanti singolarmente, che però acquistano senso solo insieme. Una perfetta geometria di corpi e cuori che è incompleta senza uno qualsiasi dei tre lati del triangolo. Ben prima che certe trame diventassero di moda, senza alcun intento facilmente provocatorio e con una profondità rara e preziosa, Emma Holly scandaglia tre anime attraverso il sesso, che di volta in volta è tenerezza, lussuria, affetto, autopunizione, estraniamento, vendetta, dolore, esaltazione, fantasia, amore, unione. Ogni volta che Kate, Sean e Joe si toccano e si congiungono, in varie combinazioni e situazioni, noi apprendiamo qualcosa su si loro. Capiamo insieme a loro, soffriamo insieme a loro, sogniamo insieme a loro. Le scene erotiche, forti, potenti e mai noiose, in nessun caso sono solo fini a sé stesse, bensì fanno parte di un percorso di crescita dei personaggi e dei rapporti nelle relazioni. Tutti e tre diventeranno adulti alla fine del romanzo, dopo aver lasciato cadere le maschere e le corazze per perdersi gli uni negli alti, anche correndo il rischio di perdere sé stessi e gli altri. E come in tutte le evoluzioni ci saranno delle scelte da compiere, dei prezzi da pagare, delle rinunce da effettuare. E in questo cammino anche noi, come Kate, non riusciremo ad rimanere semplici spettatori, ma diverremo involontari attori in una recita che è solo in parte finzione e per il resto parla alla nostra parte più intima, dove fantasie e desideri inconfessati si fondono con la necessità di essere disperatamente voluti ed accettati da qualcuno.

Kate è una persona che si illude di poter essere una monade, dopo che la famiglia prima e il marito poi, l’hanno fatta sentire una pessima imitazione di femmina, una mezza donna che si deve accontentare degli scarti. Sean è un ragazzo difficile e scontroso, proveniente da una famiglia disgregata che ha ricevuto poco affetto e che ha imparato presto a badare a sé stesso, proteggendosi dalla sofferenza con un muro impenetrabile. Joe, il più equilibrato dei tre, sente però la necessità di dimostrare il proprio valore a chi lo considera un ragazzo poco determinato e soprattutto a Kate, che lui ritiene la donna della sua vita. Tutti e tre sono alla ricerca di sé stessi e di qualcuno a cui in fondo, aprirsi e sottomettersi e ciò che troveranno non era quello che avevano preventivato o programmato. Le catene dei sentimenti e dei sensi, sono molto più resistenti e limitanti di quelle di metallo. Ti avvolgono e ti imprigionano senza che tu te ne accorga, come un serpente tra le sue spire. Però in fondo, è in questo tipo di limitazione che si scopre la vera libertà: quella di decidere di essere noi e non più solo io.

Un libro commovente, intelligente e intrigante, mai facile o scontato né tantomeno volgare, poiché Emma Holly è davvero magistrale nell’erotico, come poche altre scrittrici. Consigliatissimo per chi ama il genere o vuole provarlo e per chi non ha problemo con il sesso molto esplicito. Onestamente l’ho trovato molto romantico e sentito, più di altri romanzi dichiaratamente sentimentali. E confesso di averlo letto più di una volta...

martedì 14 settembre 2010

L'ultimo samurai - scena della vestizione prima della battaglia.




Una scena di elegante e rarefatta sensualità, che ci ricorda come i sentimenti più profondi vengano espressi con estremo pudore senza per questo essere meno intensi.

domenica 5 settembre 2010

RECENSIONE LA DODICESIMA VITTIMA (Blood Game) di Iris Johansen +RECENSIONE OLTRE LE APPARENZE (Blood Born) di Kathryn Fox

Prima edizione: 2009 by St. Martins’ Press

Edito in Italia da: Leggereditore, agosto 2010,

Formato: Trade paperback

Traduzione di: Giulia Antioco

Ambientazione: contemporanea, USA


Genere: romantic suspense/ paranormal


Voto/rating: 7+/10






Prima edizione: 2009 by Harper


Edito in Italia da: Leggereditore, luglio 2010

Formato: Trade paperback

Traduzione di: Stefania Rega

Ambientazione: contemporanea, Australia

Genere: medical thriller

Voto/rating: 8,5/10





Una linea scarlatta: sottile sul collo di Giverny Hart, profonda e leggermente sfrangiata su quello di Nancy Jo Norris. Due giovani corpi costretti a una morte precoce da carnefici invisibili e imprendibili. Il sangue di Giverny intrappolato all’interno, quello di Nancy Jo sparso e raccolto in sacrificio; un sangue che grida vendetta, un sangue che chiede giustizia. Un sangue che sporca le mani di uomini feroci e prepotenti, uomini che si arrogano il diritto divino di prendere vite solo per il proprio piacere e il proprio divertimento. Ed è il sangue ad unire due donne in due continenti diversi: Anya Crichton, patologa forense in Australia ed Eve Duncan, scultrice forense, negli Stati Uniti. Anya lotta contro il tempo e contro un sistema giudiziario che tutela i colpevoli e offre in olocausto le vittime, per salvare altre giovani donne dalla violenza dei fratelli Harbourn, stupratori e assassini per diletto che nessuno riesce mai ad incastrare. La piccola Giverny, nemmeno maggiorenne, non è riuscita a sopravvivere ed è stata inghiottita da un male dilagante che sembra più forte di qualsiasi bontà e di qualsiasi possibilità di vera redenzione, ma Anya non vuole né può arrendersi e non rinuncia a perseguire giustizia e verità. Così come Eve Duncan, nonostante gli anni di sofferenze, di umiliazioni e di vicoli ciechi, non abbandona le ricerche del cadavere della figlioletta settenne rapita da un assassino senza nome e senza volto, eppure presente come un cancro nella sua vita. Il ritrovamento di Nancy Jo Norris, sgozzata non lontano dalla sua abitazione, trascinerà Eve, il compagno Joe Quinn detective della polizia di Atlanta, e la figlia adottiva Jane in una nuovo incubo in cui gli spiriti dei morti e le anime dei vivi si uniranno per catturare Kevin Jelak, ennesimo serial killer prodotto dal sonno delle coscienze.

Considerato che sono dei thriller, non aggiungerò altro sulle trame di questi due nuovi romanzi, con cui ha felicemente esordito la nuova casa editrice Leggereditore, a partire dalle copertine accattivanti ed eleganti, dal formato maneggevole ma di pregio e soprattutto dal prezzo davvero contenuto. I libri pur nella diversità di stili, (asciutto, essenziale ed efficace quello della Johansen, meno controllato e con qualche sbavatura, ma più emotivo e nervoso quello dello Fox), e di genere, (romantic suspense con elementi paranormali quello della Johansen, medical thriller quello della Fox), ci raccontano una grande storia. Quella di donne che si battono per degli ideali, che credono che la giustizia non sia solo un concetto astratto ma qualcosa da conquistare ogni giorno, che non si lasciano corrompere né demolire, che non mollano quando tutti gli altri mollano, che cadono ma si rialzano sempre. Che si piegano ma non si spezzano. Irritandoci, facendoci riflettere, commuovendoci

Sono sorelle Anya e Eve, con le loro fragilità e le loro certezze, con la loro frustrazione di fronte a un mondo dominato dai maschi e da logiche maschili di sopraffazione ed aggressione. Non sono superdonne Anya ed Eve, sono donne capaci ma normalissime, donne che potremmo conoscere o che forse conosciamo senza saperlo. Così come le vittime in questi romanzi, quelle di cui nessuno parla nemmeno nella realtà, quelle che non hanno voce, diventano qui protagoniste e ci parlano. Descrivono un mondo da cui spesso, noi che leggiamo anche romance, cerchiamo di fuggire, sognando principi azzurri e regni dorati e lieti finali. Però, ogni tanto, è bello confrontarsi non con donne che trovano la realizzazione in un uomo né che hanno bisogno di essere salvate dall'eroe di turno. Anya ed Eve si salvano da sole e gli uomini sono dei partner scelti consapevolmente e non per mero ed anonimo bisogno. Perché siamo noi donne che perennemente combattiamo, spesso senza appoggi, le battaglie più grandi.



Se volete leggere due bei libri coinvolgenti scritti da donne, per le donne e che nulla hanno da invidiare a quelli scritti da colleghi uomini provate La dodicesima vittima e Oltre la apparenze, il primo ha una parte sentimentale più sviluppata e centrale alla trama, il secondo è un vero giallo forense teso, coinvolgente ed emozionante che vi conquisterà. Io credo che le amerete...

domenica 29 agosto 2010

RECENSIONE I DESIDERI DI UNA CORTIGIANA (Tempt the Devil) di Anna Campbell

Prima edizione: 2009 by Avon Books


Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi Passione no.37, luglio 2010

Ambientazione: Inghilterra 1826

Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 7/10





Julian Southwood conte di Erith è bello, ricco e famigerato. Ha spezzato cuori e sedotto donne per mezza Europa senza rimorsi. E’ un uomo abituato ad avere ciò che vuole, quando vuole. E quello che vuole, tornato in patria dopo un’assenza di quindici anni, è la cortigiana più desiderata del paese, Olivia Raines.

Olivia dal canto suo, ha lavorato sodo per costruirsi la reputazione di migliore cortigiana in circolazione: è affascinante, sofisticata, intelligente e spietata. E’ lei a decidere chi accettare come cliente, a dettare le condizioni e soprattutto a decidere la durata della relazione. Olivia lascia sempre, non viene mai lasciata. Olivia ha tutti gli uomini ai suoi piedi e crede che anche con Erith sarà così, in modo da poter concludere in gloria una carriera che oramai le pesa moltissimo. Ma Julian, scoprirà ben presto, non è affatto malleabile e non desidera semplicemente le sue abili tecniche e le sue accurate recite, bensì ambisce a condividere con lei il piacere. Spaventata e scossa, Olivia farà di tutto per mantenere il controllo su quel rapporto e per dominare Julian, ma la determinazione di questi sarà più forte, tanto che alla fine scoprirà una parte di sé stessa che nemmeno sospettava, così come accadrà a Erith, che rimarrà impigliato nella sua stessa rete e dovrà anch’egli soccombere. Lei scoprirà la passione, lui scoprirà il sentimento.



Per una volta tanto il titolo italiano è più azzeccato di quello originale e va al nocciolo della questione: i desideri di una cortigiana. Quali sarebbero detti desideri e perché dovrebbero interessare a qualcuno? Le cortigiane, tariffe e benefit a parte, non avevano desideri da esporre ai loro clienti dato che il lavoro delle prostitute, di basso o alto bordo, era ed è quello di accontentare le voglie di chi sollecita i loro servizi, perciò parlare di desideri di una cortigiana è una contraddizione in termini. Lo è ancor di più considerato il protagonista maschile del romanzo: alfa all’ennesima potenza, prepotente, egoista, arrogante ed egocentrico. Un uomo che ha abbandonato i figli per quindici anni e che invece di passare del tempo con la figlia che sta per sposarsi e ricucire un rapporto, è sempre in fregola e ha in testa solo una professionista del sesso appena conosciuta. Ebbene, la Campbell ci vorrebbe far credere che questo modello di delicatezza e sensibilità, questo padre esemplare, che ha modi violenti anche a letto e fa solo ciò che più gli aggrada, si dedichi alla santa missione di far godere una sgualdrina frigida. Solo un uomo che ami profondamente o che rispetti moltissimo una donna perde tempo nell’assicurarsi che lei si apra, impari a conoscere e accetti il piacere. Non un uomo che le donne se le compra e che si è sempre disinteressato a cosa avessero nel cervello o nel cuore. Agli uomini non importa se le prostitute siano soddisfatte, solo che soddisfino loro e al limite fingano un’ estasi inesistente. D’altronde, buona parte di chi esercita questo mestiere è affetto perlomeno da anorgasmia, e ciò era risaputo allora come oggi. Quindi, è piuttosto assurdo che un tale personaggio e in un tale contesto storico e sociale, pretenda l’orgasmo dalla povera Olivia. Inoltre quella di far godere una prostituta è un’antica e radicata fantasia maschile: solo l’uomo più virile di tutti può riuscire in un’impresa simile; non per amore della prostituta è chiaro, ma per puro orgoglio e vanità. Dunque mi chiedo: che senso ha questa trama per un romance? Alle lettrici donne che importa di questa fantasia maschile? E come fanno ad identificarsi gradevolmente con una cortigiana o con un uomo di tal fatta? Ma più che altro, qual è il problema di Anna Campbell con il sesso a pagamento? Perché ce lo deve rifilare in ogni modo? E’ un’ossessione personale o lo fa per scandalizzare e vendere? Ancora non l’ho compreso. Apprezzo quest’autrice perché scrive molto bene ed è dotata per le scene hot, però onestamente questo libro non mi ha convinta. Olivia è un’eroina ben delineata anche se scontata e traboccante di clichees, tutti evidenti, (ben lontana dalla Francesca della Chase o dalla Coco della Ivory) e Julian, nonostante abbia dei bei momenti, rimane un immaturo vanaglorioso che non vede gli altri per ciò che sono ma per quello che gli fa comodo. Però, appunto, la Campbell è una brava scrittrice e sa quali corde muovere e quando muoverle; alla fine la lettura si rivela piacevole e decisamente superiore a tante altre. Però non mi ha coinvolta. Il libro precedente pubblicato in Italia era a mio avviso più riuscito e anche più sincero.

venerdì 6 agosto 2010

RECENSIONE JACOB (Jacob) di Jacquelyn Frank


Prima edizione: 2006 by Zebra Books



Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi Dark Passion no.4, giugno 2010

Ambientazione: contemporanea – Stati Uniti/Europa


Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 7-/10


Collegamenti ad altri libri: è il primo volume della serie paranormale Creature della Notte (“Nightwalkers”), così composta: 1 - JACOB (Jacob) - protagonisti Jacob e Isabella

2 - Gideon - protagonisti Gideon e Magdalegna


3 - Elijah - protagonisti Elijah e Siena

4 - Damien - protagonisti Damien e Syreena

5 - Noah - protagonisti Noah e Kestra




Ogni notte, il mondo dei non umani prende vita le creature della notte, vampiri, licantropi e demoni, si riappropriano di quell’universo che durante il giorno sono costretti a lasciare agli uomini. Germogliano come piante alla luce della luna. Si nutrono dell’oscurità. E ogni notte il demone Jacob, l’Esecutore, veglia affinché una delle leggi più sacre del suo popolo venga rispettata: mai accoppiarsi con gli umani. I demoni, infatti, sono talmente potenti e selvaggi duranti i rapporti sessuali che nessuna persona può sopravvivere ad una tale unione, col serio rischio tra l’altro di venir fatta a pezzi. Jacob previene i desideri lussuriosi dei suoi controllandoli e punendoli se li scopre in flagranza, e per questo suo ruolo è rispettato, temuto ma anche odiato. Per quattrocento anni Jacob non ha mai deviato dalla retta via, nessuna tentazione l’ha mai sfiorato finché una notte non incontra la minuta e sognatrice Isabella e la sua esistenza cambia improvvisamente: il desiderio e la passione lo travolgono, facendogli rinnegare i suoi valori e ciò in cui ha creduto fino a quel momento. Non importa il prezzo che dovrà pagare, Jacob non vuole rinunciare a Isabella e la proteggerà dagli altri demoni e dal misterioso nemico che li sta attaccando, pure quando Isabella si rivelerà essere altro dall’indifesa fanciulla che era apparsa all’inizio.

Se Lara Adrian e la Gena Showalter si sono palesemente ispirate a J.R. Ward, il modello di Jacquelyn Frank è Christine Feehan, a cui rimandano le atmosfere, il regno dei demoni e i protagonisti maschili assolutamente alpha. Per cui se volete un urban fantasy, avvincente, molto romantico e passionale questo è il libro che fa per voi. Ci sono tutti i cliches, sapientemente trattati, del genere: la damigella in difficoltà, ingenua e vergine ma che si accende non appena vede l’eroe; il protagonista molto mascolino, tutto d’un pezzo che tuttavia si scioglie come burro al cospetto dell’amata; le difficoltà ed i cattivi che congiurano per separare la coppia degli amanti; la predestinazione delle anime gemelle destinate a trovarsi e congiungersi. La parte migliore del romanzo, a mio avviso è la cosmogonia dei demoni (rigorosamente tutti con nomi biblici) inventata dalla Frank e le figure che popolano questa mondo sotterraneo - menzione particolare per il re Noah e la sorella Magdalena: risultano davvero interessanti e inducono a girare le pagine per saperne di più. Come d’altronde la Frank, benché al debutto, sfoggia una mano piuttosto sicura nella scrittura e nell’impianto della trama, eccedendo forse un po’ con il tono melodrammatico. Paradossalmente sono i protagonisti ad essere i meno convincenti, infatti se Jacob, come ho già scritto prima, è un tipico e riuscito maschio alpha, forte e coraggioso, non è ben chiaro perché debba perdere la testa per Isabella, che appare sciocca, banale e non particolarmente sveglia (in una certa scena ho avuto l’impulso di prenderla a padellate in faccia!), e sopportare tutto ciò che accadrà per lei. Più che un personaggio a tutto tondo, risulta esistere solo in funzione del ruolo che svolge nei confronti di Jacob e oltre ad essere talvolta irritante, la maggior parte del tempo rimane alquanto indifferente al lettore. Questo è sicuramente un difetto di molti paranormali, dove l’eroina è decisamente sottotono per far brillare l’eroe, togliendo però così un elemento vitale per l’identificazione di chi legge. Detto ciò la storia fila, anche quella amorosa, e si arriva piacevolmente alla fine del libro. Gradevole e divertente, senza entusiasmare, sicuramente prenderò i volumi che seguiranno.