Visualizzazione post con etichetta kleypas lisa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kleypas lisa. Mostra tutti i post

venerdì 16 aprile 2010

RECENSIONE PECCATI D’INVERNO (Devil in Winter) di Lisa Kleypas

Prima edizione: 2006 by Avon Books

Formato : paperback

Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi no.901, marzo 2010

Genere : storico

Ambientazione: Inghilterra 1843

Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 8-/10

Collegamenti ad altri libri: é il terzo volume della serie Wallflowers, ovvero delle “Audaci Zitelle”, così composta: 1 - SEGRETI DI UNA NOTTE D'ESTATE (Secrets of a Summer Night) - protagonisti Annabelle Peyton e Simon Hunt –
2 - ACCADDE IN AUTUNNO (It Happened One Autumn) - protagonisti Lillian
3 - PECCATI D'INVERNO (Devil in Winter) - protagonisti Evangeline (Evie) Jenner e Sebastian, Visconte St. Vincent
4 - Scandal in Spring - protagonisti Daisy Bowman e Matthew Swift.

C’è anche spin-off: A Wallflower Christmas - protagonisti Hannah Applegate e Rafe Bowman (il fratello maggiore di Lillian and Daisy ).



Chi siamo noi se non il riflesso negli occhi di un altro? Tutta la nostra vita si basa sullo sguardo di chi ci sta intorno: se ci vedono esistiamo e fioriamo, se non ci vedono è come se non esistessimo ed appassiamo. Peggio ancora se veniamo visti solo per attirare scherno, pietà o addirittura violenza. E’ questo il caso di Evangeline Jenner, Evie, eterna invisibile per il mondo degna solo di occasionale compatimento, quieto topolino balbuziente, privata di amore ed affetto ma sempre vittima delle sadiche punizioni di parenti interessati solo all’eredità che ella incasserà alla morte del padre, il famoso biscazziere Ivo Jenner. Provata dalle vessazioni e dalle umiliazioni, Evie concepisce, nella sua disperazione, un piano folle: sposare il libertino più debosciato d’Inghilterra, che indebitato fino al collo, ha appena tentato di rapire la sua cara amica, l’ereditiera americana Lilian Bowman. Sebastian St.Vincent è talmente bello che ogni sguardo maschile e femminile non può che posarsi, ammirato o invidioso, su di lui e seguirlo ovunque vada. La sue condizioni economiche sono talmente disastrate che si è ridotto a rapire l’innamorata dell’amico Westcliff, quindi la proposta apparentemente assurda della piccola Jenner è per lui una manna del cielo. I sentimenti, che peraltro si vanta di non possedere affatto, non hanno alcuna parte in questa transazione che garantirà a lui di liberarsi dei creditori e a lei delle angherie della sua famiglia. Ma questo matrimonio affrettato a Gretna Green, scatenerà una reazione a catena talmente forte che né Evie né Sebastian saranno più gli stessi e come i serpenti, dovranno abbandonare la vecchia pelle per uscire nel mondo con una nuova.

Attendevo con ansia questo terzo volume delle Wallflowers, poiché è uno dei libri più amati della Kleypas dal pubblico di tutto il mondo e temevo, onestamente, una cocente delusione. Fortunatamente non è stato così ed una volta ancora sono rimasta conquistata dall’abilità estrema di questa scrittrice di coinvolgere, emozionare ed eccitare. Non importa che la storia sia non solo trita e ritrita, ma anche che riproponga, in alcune parti, una combinazione di due classici dell’autrice come Sognando te e L’amante di Lady Sophia, né che alcuni passaggi iniziali siano alquanto repentini, la Kleypas, sempre e comunque ti arpiona, ti trascina nel suo mondo e non ti molla completamente nemmeno dopo la parola fine. Un’altra scrittrice con questa trama e questi personaggi sarebbe certamente scivolata, ma non la Klyepas, che riesce a padroneggiare una storia commovente senza scadere nel patetico, attenendosi ad un riuscito e convincente melodramma.
La coppia protagonista è una dei migliori, a mio avviso creata dall’autrice, in particolare Evie è una deliziosa scoperta. Come molte persone che hanno patito molto ed a lungo, e sono sopravvissute senza diventare ciniche o malvagie, Evie sotto un’apparente fragilità, cela una grande forza d’animo e una grande generosità. La sua trasformazione, timida dapprima e poi sempre più veloce, da giovinetta evitata da tutti e buona solo a far tappezzeria, a donna che sboccia e diviene sempre più conscia del proprio valore, senza vanagloria, mi è piaciuta. Molte ragazze e molte donne si saranno riconosciute in lei, nei suoi desideri repressi eppure coltivati, nei suoi sogni di emancipazione, nella sua abnegazione, nel suo terrore di poter perdere tutto in qualsiasi momento. Nella sua paura, quindi, di attaccarsi a qualcuno, abituata com’è ad essere delusa ed usata. Nella sua brama per Sebastian, che maschera dietro sensati ragionamenti e presunte convenienze. Nulla di più falso, poiché ciò che lei vuole da St. Vincent non è solo un anello al dito, bensì soprattutto l’essere, per una volta nella sua vita, illuminata dal quel sole meravigliosamente brillante che è Sebastian, splendido uomo. Qui si manifesta tutto l’incredibile talento della Kleypas nell’individuare e portar allo scoperto le fantasie più segrete e tenaci delle donne: prima ci induce ad identificarci fortemente con l’eroina e poi ci tenta con l’appagamento di un’ambizione inconfessata ma potente, quella di essere l’oggetto dell’amore e del desiderio di un uomo favoloso. Tutte noi, belle o brutte, giovani o vecchie, ricche o povere, ignoranti o colte, riservate o sfacciate, single o impegnate, abbiamo vagheggiato di avere tra le mani un uomo simile, sapendo, nella maggior parte dei casi, che sarebbe rimasto un miraggio. E St. Vincent … ah St. Vincent. Oh sì, St. Vincent. Uno degli eroi più seducenti della Kleypas, non tanto per il suo aspetto che pure è notevole, quanto per la metamorfosi e la maturazione che subisce. Era inevitabile che lui ed Evie finissero assieme, in quanto complementari e speculari: se lei è trasparente agli occhi altrui, Sebastian esiste soltanto per la sua apparenza, è un vuoto luccicante, un simulacro di cattiva fama e niente più. Se fosse brutto St. Vincent scomparirebbe, trascinato via come una foglia al vento. Lui lo sa, ma non vuole ammetterlo, nemmeno con sé stesso, perché niente è più pericoloso per lui che le emozioni intense. Il cinismo ed il disprezzo sono la sua maschera e la sua corazza. Una maschera così a lungo indossata da confondersi con la pelle del viso. Evie sarà il catalizzatore della presa di coscienza della sua pochezza, del suo egoismo, della sua inutilità. Della debolezza estrema di un ragazzo immaturo, che si crede uomo mentre è solo un manichino elegante dalla lingua tagliente, che spreca la sua intelligenza. Così St. Vincent scoprirà che in lui c’è di più, che con l’impegno e la fatica può dare di più, che dentro di sé ha risorse enormi che ha lasciato a marcire. Che ciò che si ottiene con poco o nessuno sforzo non ha valore. Che il sacrificio ci nobilita e solo attraverso la sofferenza ed il dolore si raggiunge la redenzione. Che la meta finale di tutto ciò non è la perfezione ma divenire esseri umani veri e completi. St. Vincent alla fine del libro diventa un seduttore assoluto e sfido anche le più coriacee delle lettrici a rimanere indifferenti al suo fascino. Io non ci sono riuscita, gli eroi complicati, pieni di difetti, irrisolti ed inquieti hanno un posto speciale nel mio cuore, come da oggi in poi l’avrà Sebastian St Vincent. Mi rammarico soltanto che la nostra cara Lisa non abbia avuto il coraggio di andare maggiormente a fondo e di esplorare i lati più bui del carattere di St. Vincent, ne sarebbe risultato un romanzo di grande spessore e probabilmente avrebbe potuto essere il suo migliore, la vera odissea dell’angelo Evie e del demonio Sebastian. Peccato.

Non dobbiamo avere tutti i medesimi gusti in fatto di letture, però mi spiace, mi spiace davvero tanto per coloro che non conoscono o non ammirano la Kleypas: non sanno cosa si perdono! Concludo con un augurio per il benessere femminile: più Lisa Kleypas per tutte!

mercoledì 14 ottobre 2009

LIBERTINI E VERI UOMINI



"In vain have I struggled. It will not do. My feelings will not be repressed. You must allow me to tell you how ardently I admire and love you"

“Invano ho lottato. Ma non è servito. I miei sentimenti non saranno repressi. Dovete permettermi di dirvi quanto ardentemente io vi ammiri e vi ami.”



Per chi non l’avesse riconosciuta, questa è parte della dichiarazione di Mr Darcy ad Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio, capolavoro della letteratura e modello per tutti i romances. Ma anche paradigma di come una società ed una cultura intendevano la femminilità e la mascolinità. Darcy è certamente un eroe alpha, molto orgoglioso, testardo e volitivo, il cui tratto principale, oltre all’affidabilità, è la capacità di controllo delle sue passioni e dei suoi istinti, requisito indispensabile per essere considerato all’epoca un vero uomo. All’opposto di questo vero uomo c’era il libertino, o meglio il debosciato, poiché questo termine aveva perso col tempo il suo originario significato filosofico, andando ad indicare semplicemente uomini sregolati e viziosi, senza alcuna tempra morale, che suscitavano il biasimo generale. Per uno strano fenomeno di trasmutazione, quest’esemplare è diventato popolarissimo nel ventunesimo secolo ed è protagonista incontrastato di uno sterminato numero di romanzi d’amore.

Con poche eccezioni, sono una moltitudine le donne che sospirano per tipi come Derek Craven (Sognando te), ladro, imbroglione e prostituto, o come Sebastian Ballister (Il lord della seduzione), il “più grande puttaniere di tutta la Cristianità” e come farebbe Jane Austen se fosse viva, anch’io mi domandavo le ragioni di tutto ciò.

I libertini infatti hanno in genere superato ampiamente i trenta anni, non hanno quasi mai avuto una relazione di una qualche importanza e non si sono mai innamorati prima di incontrare l’eroina di turno. Il che ci porta ad alcune considerazioni:
1) uomini che a trent’anni non hanno mai avuto un rapporto duraturo e significativo hanno chiaramente qualcosa che non va, e certamente sono degli immaturi con gravi problemi affettivi, nella vita reale ci terremmo ben lontane da loro

2) uomini così immaturi ed inaffidabili è escluso che mostrino tempra morale e vero carattere

3) uomini abituati all’infedeltà ed a continue e ripetitive avventure, è altamente improbabile che cambino improvvisamente e si trasformino in compagni fedeli, per cui un eventuale matrimonio con uno di loro inizierebbe con le peggiori premesse e quasi certamente farebbe sopportare una montagna di tradimenti

4) uomini adusi alla frequentazione di cortigiane e soprattutto prostitute non saprebbero come soddisfare una donna, poiché lo scopo della prostituzione è proprio questo: pagare per sfogarsi ed appagarsi, non per appagare la propria compagna che non esiste se non in funzione di puro oggetto sessuale, senza volto e senza identità, perfettamente sovrapponibili le une alle altre

5) parimenti alle esigenze fisiche e sessuali delle donne, questi uomini, non avrebbero idea e fondamentalmente alcun desiderio di appagare anche i bisogni sentimentali delle donne, confinate a sole due parti: mogli e madri da una parte, sgualdrine dall’altra

6) la maggior parte di questi libertini a trent’anni, proprio in virtù della loro abitudini, erano affetti dalla sifilide a vari livelli, con cui contagiavano le mogli, ignare vittime, e la loro progenie quando decidevano di maritarsi.

Ciò detto, come mai queste figure godono di un tale successo ai nostri giorni?
Secondo alcuni, le lettrici di romance sono di base molto conservatrici e ed aderenti a modelli tutto sommato patriarcali, per cui associano la potenza e l’attività sessuale all’essenza del vero uomo, così come la donna vergine e piuttosto sottomessa è l’essenza della vera donna. Le lettrici quindi, identificandosi con la protagonista illibata, nel conquistare l’eroe così maschio e concupito, ottengono una doppia vittoria: su tutte le altre donne, su cui si dimostrano superiori, e sugli uomini in generale, visto che loro così inesperte sono riuscite a far impazzire un esemplare di tal fatta. In realtà è una vittoria ben effimera, primo perché ciò non può attenuare il fatto che le donne in quella società non godano di alcun prevalenza e che debbano subire un ordine sociale, morale e giuridico assolutamente ingiusto, secondo perché questo finto trionfo della vergine, mostra assai chiaramente il sogno da parte di queste donne di avere un potere che nella vita reale non hanno affatto.

Per cui, che senso ha morire dietro tipi del genere? Personalmente mi attrae certamente un eroe passionale e sensuale, il che non fa rima con libertino, tra Derek Craven e Sir Ross (L'amante di lady Sophia) io non ho dubbi, preferisco un vero uomo (con tutto che Derek mi piace molto!).Certo l'optimum sarebbe un Jofrè de Peyrac (Angelica), ovvero un eore che racchiude entrambe queste figure maschili, ma ripeto, io mi "accontento" di un Sir Ross o di un Nick Gentry ( Amore ad ogni costo, il quale è lui ad essere vergine all'inizio del libro).

domenica 26 luglio 2009

RECENSIONE SOGNANDO TE( Dreaming of you) di Lisa Kleypas


Prima edizione: 2004 by Avon Books

Edito in Italia da: Mondadori, collana Oscar Bestseller, aprile 2008, seconda edizione collana Emozioni febbraio 2009

Ambientazione: 1820 circa

Grado di sensualità: hot/bollente

Voto/rating : 9/10

Collegamenti con altri romanzi : è il secondo romanzo della serie detta dei "Giocatori" (Gamblers), dopo "Then Came you", inedito in Italia.


Sara Fielding ha un aspetto banale, si veste in maniera banale e conduce una vita apparentemente banale in un anonimo paesetto della campagna inglese. Ma in quel piccolo cottage, al riparo nella sua stanza, Sara ribolle delle storie che vorrebbe raccontare a quel mondo che tutto sommato conosce ben poco, se non attraverso la fantasia. Una fantasia galoppante ed una passione irrefrenabile che l'hanno condotta ad intraprendere la carriera di scrittrice, nonostante la disapprovazione iniziale della famiglia. Ma le storie dentro di lei non possono attendere, vogliono essere narrate e non accettano ostacoli sul loro cammino: né la paura dell'ignoto né la miriade di difficoltà che dovrebbe affrontare una ragazza ingenua ed inesperta che decidesse di confrontarsi col vizio. E quale miglior antro di vizi di Londra, o meglio una casa da gioco, quindi di malaffare, a Londra? Con sprezzo del pericolo e molta incoscienza, nonché assoluta ignoranza, la giovane parte alla volta della capitale e si introduce più o meno illecitamente in quella che ne è la più famosa casa da gioco, incontrandone il proprietario, colui che controlla ogni tipo di traffico losco della città: Derek Craven. Lo splendido, seducente, affascinante spietato Derek. A quel punto per Sara tutto passa in secondo piano: le ricerche per il nuovo romanzo, il desiderio di indipendenza e quello di conoscere la vita di città in tutti i suoi aspetti, anche quelli più sordidi. Sono solo scuse per rimanere accanto ad un uomo da cui è rimasta letteralmente folgorata e che è rimasto a sua volta folgorato da lei, ma che per quanto delinquente non lo è abbastanza per approfittare di un' innocente. Derek la scoraggia in ogni maniera, la spaventa, la provoca cerca di disgustarla e nel frattempo soffre come un cane, si infuria, si macera, si abbruttisce con l'alcool. Eppure Sara non cede e per conquistarlo si trasformerà in un'altra donna, una donna sensuale ed intrepida, una donna da sogno, quella dei sogni di Derek. Chi non ha mai letto un libro di Lisa Kleypas non dovrebbe farsi sfuggire l’occasione di conoscerla cominciando da questo, chi già la apprezza, ma ha mancato la precedente pubblicazione di questo romanzo, dovrebbe rimediare, chi non se l’è lasciato sfuggire un anno fa, dovrebbe rileggerselo. Perché qui ci sono tutti gli elementi che fanno della Kleypas una grande scrittrice: la capacità di catturare immediatamente l’attenzione del lettore e di mantenerla viva sino alla fine, l’alchimia sempre forte e realistica che riesce a creare tra i due protagonisti in poche righe e che ci fa arrivare intensa ed intera, l’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi, dai principali ai minori, le sue descrizioni assolutamente cinematografiche, per cui a volte si ha la netta impressione di star guardando un film, la partecipazione emotiva che riesce sempre ad ottenere anche dal lettore più riottoso, la naturalezza dell’eccitazione che le sue scene d’amore non mancano mai di suscitare. La Kleypas usa consapevolmente degli stereotipi e delle storie già sfruttate, a cui però infonde nuova vita ed una nuova credibile direzione. Sara è allo stesso tempo il prototipo della giovane vergine, inconsapevole della sue attrattive e della sua femminilità ma anche il simbolo della purezza, , così come Derek è si il prototipo della canaglia, del maschio prepotente, dominatore e disonesto e proprio per questo desiderabile, ma anche il simbolo della depravazione. Il vizio e la virtù si attraggono incessantemente ed inevitabilmente; Derek vede in Sara quella pulizia morale, quel cuore incontaminato, quell’animo cristallino che lui non ha mai nemmeno potuto sognare di avere, perché non è che un rifiuto della società, un orfano senza nome e senza età, che ha fatto letteralmente di tutto per sopravvivere. La sua disperazione e la sua volontà di fuggire da quella innominabile miseria, sono state così profonde e totali che non si è fermato di fronte a nulla. Ma ora, a paragone di Sara, si sente vecchio, vecchio e sporco e vorrebbe recuperare quella parte innocente sepolta da sempre. Sara invece, vede di Derek non solo la parte positiva, coraggiosa e per lei eroica, ma anche tutta una messe di esperienze che le sono state e sempre le saranno precluse, nella sua esistenza modesta ma protetta, l’audacia di seguire i propri desideri senza troppi scrupoli, l’appagamento della soddisfazione dei propri appetiti, qualunque essi siano. Attraverso di lui, le sembra di poter assaggiare tutto un universo proibito che la spaventa e nel contempo la attrae, nonché di poter recitare anch’ella una parte eroica salvandolo da sé stesso e di crescere per diventare da ragazzina immatura a donna. Derek e Sara sono il perfetto contraltare l’uno dell’altra e poco importa che nella realtà una coppia del genere sarebbe disastrosa, nella finzione funzionano meravigliosamente. Perché anche chi, come me, non ama affatto i cattivi ragazzi, non potrà che essere sedotta da Derek Craven, dalla sua sofferenza, dalla sua solidità, dalla sua forza, dalla sua sensualità. Lisa Kleypas sa bene che le donne amano vestire i panni delle crocerossine, che adorano il sacrificio e che sono disposte a patire molto per un uomo che le incanta e le fa sentire delle regine, soprattutto in certi momenti. Come Sara istintivamente percepisce che Derek può far sbocciare la sua femminilità anche noi capiamo che Derek è il tipo di cavaliere in scintillante armatura che in fondo vorremmo: prima ci salva dal drago, poi ci regala il mondo ed infine ci porta in paradiso coi suoi baci (ed il resto…). Resistere si può? Io non credo ed anche se si potesse perché farlo? Divertiamoci, commuoviamoci, sospiriamo ed alla fine soccombiamo a Derek ed alla maestria della Kleypas, con un unico avvertimento: dà dipendenza!