giovedì 6 maggio 2010

RECENSIONE LA BELLA ADDORMENTATA (Sleeping Beauty) di Judith Ivory

Prima edizione: 1998 by Avon Books


Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi Emozioni no.15, marzo 2010

Ambientazione: Inghilterra 1870 circa

Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 7,5/10





James Stoker è giovane, bello, intrepido e ambizioso. Ha trascorso gli ultimi tre anni come capo geologo di una spedizione in Africa, da cui, unico sopravvissuto, ha riportato in Patria montagne di manufatti d’oro che gli hanno garantito laute prebende, cariche prestigiose ed addirittura una baronia. La vita gli sorride e lui se ne gode ogni momento, soprattutto da quando è stato vicinissimo a perderla. Ha praticamente tutto, il mondo è nella sua mano e vorrebbe assaporare qualche nuovo piacere, come intrecciare una liason con una donna in grado di sconvolgerlo, oltre che di eccitarlo. Un incontro fortuito, dal dentista, darà corpo a questa sua fantasia nella persona di Coco Wild, che ben presto egli scoprirà essere stata una famosissima cortigiana, compagna di nomi altisonanti del gotha europeo. Nonostante lei lo scoraggi in ogni modo, sottolineando i quasi otto anni che li dividono, come anche il fatto che accostare il proprio nome al suo lo danneggerebbe in quella che è una brillante carriera agli inizi, James non demorde e si mette in testa di averla, in un modo o nell’altro. Coco dal canto suo, non è animata solo da nobili intenzioni nell’evitare di rovinare il giovane, ma pure da un sano egoismo, ormai ricca ed indipendente infatti, non vuole rischiare di infatuarsi di James, da cui è fortemente attratta, e perdere un equilibrio faticosamente conquistato. Decide quindi di mettere la più grande distanza possibile tra di loro. Il destino, tuttavia, ci metterà lo zampino e li farà incontrare nuovamente, costringendoli ad affrontare un territorio ben più inesplorato e pericoloso del centro Africa, ovvero quello dell’amore.


Ogni volta che debbo recensire un libro di Judith Ivory mi trovo in grande difficoltà. Non sono poi molte le scrittrici che possono vantare una prosa così raffinata ed elegante, così musicale e densa di significati da rivaleggiare tranquillamente con la grande letteratura, con una capacità di sintesi che non tralascia mai una varietà descrittiva entusiasmante. I suoi eroi, inoltre, sono sempre interessanti, complessi, arguti, seducenti, mascolini, forti e pieni di dinamismo, come lo è James in questo romanzo. Non è difficile amarlo, trascinati dalla sua voglia di vivere, pienamente e completamente, in una società repressiva di cui prima faceva parte ed a cui si uniformava, ma in cui ora, dopo tante esperienze drammatiche con paesi e culture lontane, non si riconosce più. Per lui Coco non è meno esotica di una tribù sub-sahariana, così diversa dalle sue connazionali, così libera, così sensuale, un frutto succoso da gustare. Ma Coco è anche colta, intelligente e divertente, né una scialba debuttante, né un’ipocrita e fredda dama del ton che cerca un’avventura sordida. E James, che si ritiene un uomo fatto, ma in campo erotico e sentimentale è ancora uno scolaretto, viene rapito dalla prospettiva di intrattenere una relazione con una donna di tal fatta, capace di garantirgli sensazioni forti, senza intrappolarlo in un unione. Qui, però, inizia l’inghippo, poiché è evidente che James è colpito da Coco fin nel profondo e che non si accontenterà mai di un semplice legame carnale. Peggio ancora quando passiamo ad esaminare l’affascinante Coco, colei che dovrebbe esser degna di tanta devozione e del prezzo piuttosto pesante che James dovrà pagare per vivere con lei allo scoperto. La perfezione fisica e la capacità dialettica non sono sufficienti, a mio avviso, a giustificare né la passione sfrenata, né l’amore duraturo che James proverebbe per lei. Mai in tutto il romanzo, se si eccettua un accenno di lato materno, Coco mostra qualche dote dell’anima che la renda amabile, simpatica, commovente. La sua presunta paura d’amare è poco toccante e troppo ragionata per risultare nulla più che un espediente narrativo. Non ci viene nemmeno fornita una qualche spiegazione per la sua scelta di vita che, onestamente, al lettore era dovuta. Alla fine non conosciamo granché Coco e quello che conosciamo di lei non è esattamente esaltante. Da qui nasce il mio imbarazzo a cui accennavo sopra, nel leggere un libro esteticamente delizioso, ma carente di immedesimazione, perché come è abituale, le eroine della Ivory sono tutte, immancabilmente, odiose e Coco non fa eccezione, al di là della sua professione. L’autrice inoltre, osserva dall’alto i suoi personaggi senza entrare veramente nella loro pelle. Molto lucidamente per carità e con un acume raro, ma un poco più di emozione non avrebbe guastato. Per il resto il romanzo segue l’impostazione classica di tutti i libri della scrittrice: incontro dei due senza che l’uno sappia esattamente chi è l’altro, notte di passione infuocata, presa di distanza ed abbandono il giorno dopo per riassumere i rispettivi ruoli, lento riavvicinamento con lui che insegue strenuamente lei. Non importa che lei sia una cocotte e lui un uomo più giovane, questi son particolari secondari di uno schema già risaputo. Peccato, perché secondo me ne avrebbe guadagnato la trama se questi fossero stati approfonditi, ma così non è. E’ una lettura di qualità e di sostanza anche se non molto coinvolgente, comunque consigliata perché la Ivory ha un grandissimo talento.

martedì 20 aprile 2010

RECENSIONE IL BACIO DI MEZZANOTTE (Kiss of Midnight) di Lara Adrian

Edito in Italia da: Zorro Editore, gennaio 2010


Ambientazione: contemporanea, Stati Uniti

Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 7+/10

Collegamenti ad altri libri: è’ il primo romanzo della serie “Midnight Breed”, così composta:

1.IL BACIO DI MEZZANOTTE (A Kiss of Midnight)

2. Kiss of Crimson (inedito in Italia)

3. Midnight Awakening (inedito in Italia)

4. Midnight Rising (inedito in Italia)

5. Veil of Midnight (inedito in Italia)


6. Ashes of Midnight (inedito in Italia)


7. Shades of Midnight (inedito in Italia)


8. Taken by Midnight (in uscita nel 2010)





Gabrielle è una giovane fotografa di successo. Le sue immagini ritraggono sempre luoghi apparentemente desolati, di cui però, lei, intravede la segreta bellezza. Luoghi sempre deserti, in cui nessuna figura umana è mai presente. Fotografie che sono lo specchio della sua stessa vita, passata da una casa famiglia all’altra fino a una tardiva, quanto distaccata, adozione. Ora ha una piccolissima cerchia di amici fidati, ma in fondo rimane un’osservatrice, più che una protagonista, dell’esistenza; chiusa a riccio nei confronti di un mondo con cui non vuole e non sa comunicare. Tutto cambia quando una sera, in un vicolo dietro una discoteca, assiste ad un efferato omicidio. Peggio ancora, ad un barbarico pasto cannibale, perché, immediatamente, Gabrielle si accorge che quegli individui dai lunghi canini, si stanno nutrendo di un corpo massacrato e squarciato. Sconvolta fugge, ma non prima di essere stata vista dagli aggressori a cui, pur terrorizzata, ha scattato delle foto col cellulare. Non sa che quei mostri, vampiri che chiamano sé stessi Ribelli perché schiavi della Brama di Sangue, non sopravivranno per molto: Lucan, uno dei guerrieri più antichi, li ucciderà tutti tranne uno, che riuscirà a fuggire. Lucan è devoto da secoli alla sua missione, ovvero ripulire il mondo dai Ribelli, che con le loro stragi compromettono la pacifica, anche se segreta, convivenza dei vampiri cogli umani. Assieme ai compagni della Stirpe si batte implacabilmente contro quello che per lui è il Male. Però, in quel vicolo, mentre distrugge i suoi nemici, Lucan è turbato dalla scia del profumo della pelle di Gabrielle, da cui si sente potentemente attratto. La avvicina spacciandosi per poliziotto, raccontandosi di farlo solo nell’interesse della Stirpe e per cancellare dalla sua mente i ricordi di ciò che ha visto. La passione che li travolgerà inaspettata e non desiderata, metterà in pericolo le loro vite e obbligherà entrambi a lasciare la loro splendida solitudine per mettersi in gioco, aprendosi al loro terrore più grande: i sentimenti.

Come molte, ho iniziato la lettura di questo libro notando le moltissime somiglianze con la Ward e la Showalter, che in effetti sono presenti, soprattutto nella prima parte. Ma poi, va detto, la trama prende ben presto una direzione diversa ed anche originale. Bisogna anche sottolineare che né la Ward né lo Showalter hanno inventato niente di nuovo, per cui è giusto leggere questo romanzo senza pregiudizi e riconoscere alla Adrian una sua indipendenza narrativa. Tanto per cominciare, finalmente sono tornati dei veri vampiri e non delle versioni edulcorate: assassini assetati di carne e sangue, la cui fame di nutrimento e di sesso vanno di pari passo. Inoltre sono dei vampiri elegantissimi, invece di quella masnada di immortali vestiti volgarmente di pelle e simili, con cattivo gusto tipicamente americano, già per questo l’autrice meriterebbe un premio.

Lucan e i buoni non sono degli angioletti e gli basterebbe poco per varcare il sottilissimo confine che li separa dai cattivi e per questo sono più interessanti. Lucan poi è un bell’esempio di eroe Alpha, duro, coraggioso, con pochi dubbi e molte certezze, come la delicata e sensibile Gabrielle è la perfetta eroina da salvare, forte e debole allo stesso tempo. Peccato che la Adrian non approfondisca più di tanto la sua infanzia di bambina difficile e disturbata, né i secoli di lotta sostenuti da Lucan, i loro ritratti ne avrebbero giovato e li avrebbero resi ancor più interessati. Anche così formano una bella coppia, il cui amore, al di là della reciproca fortissima attrazione, si sviluppa velocemente, ma non da un momento all’altro grazie al cielo. La Adrian descrive bene il loro essere divenuti delle monadi, quasi impermeabili ad un affetto profondo, che poi invece scoprono di non poter vivere l’uno senza l’altra. Però, a dispetto dell’indubbia bravura a livello stilistico, che è buono senza essere eccezionale, forse un poco scontato, e di tenuta degli intrecci della trama, (difatti oso dire che in alcuni passaggi la Adrian scrive meglio della Ward), manca qualcosa. Il libro si legge molto bene e tiene ben desti attenzione e interesse, però non appassiona. La Ward, al di là delle critiche che a volte le si possono rivolgere per una certa superficialità nei dettagli, ti afferra allo stomaco e non ti molla più. In particolare riesce meravigliosamente a coinvolgerti nelle vicende dei suoi personaggi, e a farti vivere le loro travagliate storie d’amore. Qui questo non accade, si rimane sempre un poco distaccati come Lucan e Gabrielle, che in fondo non vogliono mescolarsi col mondo. Mi riservo di leggere gli altri volumi, perché comunque mi è molto piaciuto l’universo creato dalla Adrian, ma questo primo romanzo non mi ha entusiasmata. Gradevole ma senza picchi, comunque ha del potenziale.



venerdì 16 aprile 2010

RECENSIONE PECCATI D’INVERNO (Devil in Winter) di Lisa Kleypas

Prima edizione: 2006 by Avon Books

Formato : paperback

Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi no.901, marzo 2010

Genere : storico

Ambientazione: Inghilterra 1843

Livello di sensualità: hot (bollente)

Voto/rating: 8-/10

Collegamenti ad altri libri: é il terzo volume della serie Wallflowers, ovvero delle “Audaci Zitelle”, così composta: 1 - SEGRETI DI UNA NOTTE D'ESTATE (Secrets of a Summer Night) - protagonisti Annabelle Peyton e Simon Hunt –
2 - ACCADDE IN AUTUNNO (It Happened One Autumn) - protagonisti Lillian
3 - PECCATI D'INVERNO (Devil in Winter) - protagonisti Evangeline (Evie) Jenner e Sebastian, Visconte St. Vincent
4 - Scandal in Spring - protagonisti Daisy Bowman e Matthew Swift.

C’è anche spin-off: A Wallflower Christmas - protagonisti Hannah Applegate e Rafe Bowman (il fratello maggiore di Lillian and Daisy ).



Chi siamo noi se non il riflesso negli occhi di un altro? Tutta la nostra vita si basa sullo sguardo di chi ci sta intorno: se ci vedono esistiamo e fioriamo, se non ci vedono è come se non esistessimo ed appassiamo. Peggio ancora se veniamo visti solo per attirare scherno, pietà o addirittura violenza. E’ questo il caso di Evangeline Jenner, Evie, eterna invisibile per il mondo degna solo di occasionale compatimento, quieto topolino balbuziente, privata di amore ed affetto ma sempre vittima delle sadiche punizioni di parenti interessati solo all’eredità che ella incasserà alla morte del padre, il famoso biscazziere Ivo Jenner. Provata dalle vessazioni e dalle umiliazioni, Evie concepisce, nella sua disperazione, un piano folle: sposare il libertino più debosciato d’Inghilterra, che indebitato fino al collo, ha appena tentato di rapire la sua cara amica, l’ereditiera americana Lilian Bowman. Sebastian St.Vincent è talmente bello che ogni sguardo maschile e femminile non può che posarsi, ammirato o invidioso, su di lui e seguirlo ovunque vada. La sue condizioni economiche sono talmente disastrate che si è ridotto a rapire l’innamorata dell’amico Westcliff, quindi la proposta apparentemente assurda della piccola Jenner è per lui una manna del cielo. I sentimenti, che peraltro si vanta di non possedere affatto, non hanno alcuna parte in questa transazione che garantirà a lui di liberarsi dei creditori e a lei delle angherie della sua famiglia. Ma questo matrimonio affrettato a Gretna Green, scatenerà una reazione a catena talmente forte che né Evie né Sebastian saranno più gli stessi e come i serpenti, dovranno abbandonare la vecchia pelle per uscire nel mondo con una nuova.

Attendevo con ansia questo terzo volume delle Wallflowers, poiché è uno dei libri più amati della Kleypas dal pubblico di tutto il mondo e temevo, onestamente, una cocente delusione. Fortunatamente non è stato così ed una volta ancora sono rimasta conquistata dall’abilità estrema di questa scrittrice di coinvolgere, emozionare ed eccitare. Non importa che la storia sia non solo trita e ritrita, ma anche che riproponga, in alcune parti, una combinazione di due classici dell’autrice come Sognando te e L’amante di Lady Sophia, né che alcuni passaggi iniziali siano alquanto repentini, la Kleypas, sempre e comunque ti arpiona, ti trascina nel suo mondo e non ti molla completamente nemmeno dopo la parola fine. Un’altra scrittrice con questa trama e questi personaggi sarebbe certamente scivolata, ma non la Klyepas, che riesce a padroneggiare una storia commovente senza scadere nel patetico, attenendosi ad un riuscito e convincente melodramma.
La coppia protagonista è una dei migliori, a mio avviso creata dall’autrice, in particolare Evie è una deliziosa scoperta. Come molte persone che hanno patito molto ed a lungo, e sono sopravvissute senza diventare ciniche o malvagie, Evie sotto un’apparente fragilità, cela una grande forza d’animo e una grande generosità. La sua trasformazione, timida dapprima e poi sempre più veloce, da giovinetta evitata da tutti e buona solo a far tappezzeria, a donna che sboccia e diviene sempre più conscia del proprio valore, senza vanagloria, mi è piaciuta. Molte ragazze e molte donne si saranno riconosciute in lei, nei suoi desideri repressi eppure coltivati, nei suoi sogni di emancipazione, nella sua abnegazione, nel suo terrore di poter perdere tutto in qualsiasi momento. Nella sua paura, quindi, di attaccarsi a qualcuno, abituata com’è ad essere delusa ed usata. Nella sua brama per Sebastian, che maschera dietro sensati ragionamenti e presunte convenienze. Nulla di più falso, poiché ciò che lei vuole da St. Vincent non è solo un anello al dito, bensì soprattutto l’essere, per una volta nella sua vita, illuminata dal quel sole meravigliosamente brillante che è Sebastian, splendido uomo. Qui si manifesta tutto l’incredibile talento della Kleypas nell’individuare e portar allo scoperto le fantasie più segrete e tenaci delle donne: prima ci induce ad identificarci fortemente con l’eroina e poi ci tenta con l’appagamento di un’ambizione inconfessata ma potente, quella di essere l’oggetto dell’amore e del desiderio di un uomo favoloso. Tutte noi, belle o brutte, giovani o vecchie, ricche o povere, ignoranti o colte, riservate o sfacciate, single o impegnate, abbiamo vagheggiato di avere tra le mani un uomo simile, sapendo, nella maggior parte dei casi, che sarebbe rimasto un miraggio. E St. Vincent … ah St. Vincent. Oh sì, St. Vincent. Uno degli eroi più seducenti della Kleypas, non tanto per il suo aspetto che pure è notevole, quanto per la metamorfosi e la maturazione che subisce. Era inevitabile che lui ed Evie finissero assieme, in quanto complementari e speculari: se lei è trasparente agli occhi altrui, Sebastian esiste soltanto per la sua apparenza, è un vuoto luccicante, un simulacro di cattiva fama e niente più. Se fosse brutto St. Vincent scomparirebbe, trascinato via come una foglia al vento. Lui lo sa, ma non vuole ammetterlo, nemmeno con sé stesso, perché niente è più pericoloso per lui che le emozioni intense. Il cinismo ed il disprezzo sono la sua maschera e la sua corazza. Una maschera così a lungo indossata da confondersi con la pelle del viso. Evie sarà il catalizzatore della presa di coscienza della sua pochezza, del suo egoismo, della sua inutilità. Della debolezza estrema di un ragazzo immaturo, che si crede uomo mentre è solo un manichino elegante dalla lingua tagliente, che spreca la sua intelligenza. Così St. Vincent scoprirà che in lui c’è di più, che con l’impegno e la fatica può dare di più, che dentro di sé ha risorse enormi che ha lasciato a marcire. Che ciò che si ottiene con poco o nessuno sforzo non ha valore. Che il sacrificio ci nobilita e solo attraverso la sofferenza ed il dolore si raggiunge la redenzione. Che la meta finale di tutto ciò non è la perfezione ma divenire esseri umani veri e completi. St. Vincent alla fine del libro diventa un seduttore assoluto e sfido anche le più coriacee delle lettrici a rimanere indifferenti al suo fascino. Io non ci sono riuscita, gli eroi complicati, pieni di difetti, irrisolti ed inquieti hanno un posto speciale nel mio cuore, come da oggi in poi l’avrà Sebastian St Vincent. Mi rammarico soltanto che la nostra cara Lisa non abbia avuto il coraggio di andare maggiormente a fondo e di esplorare i lati più bui del carattere di St. Vincent, ne sarebbe risultato un romanzo di grande spessore e probabilmente avrebbe potuto essere il suo migliore, la vera odissea dell’angelo Evie e del demonio Sebastian. Peccato.

Non dobbiamo avere tutti i medesimi gusti in fatto di letture, però mi spiace, mi spiace davvero tanto per coloro che non conoscono o non ammirano la Kleypas: non sanno cosa si perdono! Concludo con un augurio per il benessere femminile: più Lisa Kleypas per tutte!

lunedì 15 marzo 2010

RECENSIONE AVATAR


Regia di James Cameron con Sam Worthington (Jack Sully), Zoe Saldana (Neytiri), Sigourney Weaver (Dr. Grace Augustine), Michelle Rodriguez (Trudy Chacon), Shephen Lang (Col.Miles Quaritch).

Nel 2154 una compagnia mineraria terrestre sbarca sul pianeta Pandora per sfruttarne i giacimenti del preziosissimo cristallo unobtanio. Gli abitanti del pianeta, i Na’vi, una popolazione primitiva di umanoidi altri tre metri e dalla pelle azzurra, con tanto di coda, si rifiutano di concedere ai terrestri il diritto di trivellare e si oppongono anche violentemente a tutti i tentativi di penetrare nei loro territori. Così la compagnia appronta un programma scientifico in cui da dna Na’vi combinato assieme a dna umano, si ottengono degli Avatar, ovvero umanoidi creati in laboratorio, manovrabili da un conduttore umano, attraverso un’interfaccia mentale. In questo modo sperano di infiltrarsi all’interno delle tribù Na’vi per spiarli e convincerli, con le buone o con le cattive, a lasciar loro la terra. Jack Sully, marine paralizzato, si rivelerà il migliore di questi conduttori, tanto che non solo entrerà in contatto coi Na’vi, ma diverrà un membro della tribù a tutti gli effetti. Ma innamorandosi della bella figlia del capo tribù Nytiri e conoscendo a fondo la popolazione, comprenderà che gli umani sono malvagi e si unirà alla lotta dei nativi per scacciare i terrestri.




Non c’è molto da aggiungere al riassunto della trama, benché il film duri ben centosessantadue minuti, infatti, la storia è tutta qui, con una sceneggiatura talmente povera e imbarazzante, nonché riciclata da Pocahontas e Balla coi lupi, con un pizzico di Alien e Matrix, che sarebbe stata bocciata anche al primo anno di una qualsiasi scuola di cinema. I personaggi sono unidimensionali, la scrittura abbozzata, i buchi logici enormi, tanto che ho sprecato parecchio tempo a far finta che non esistessero, nonostante il regista tentasse di stordirmi con un profluvio di immagini coloratissime, per proseguire con la visione della pellicola. Irritante, inoltre, la contrapposizione manichea tra i buoni Na’vi, perfetti portatori di ogni virtù (anche se a me sono parsi più una comunità hippie degli anni settanta, difatti ce ne fosse uno che lavora) e i cattivi (ovviamente grezzi, stupidi e ignoranti) brutti sporchi e fetenti, che non permette di identificarsi con i presunti eroi, ma anzi produce ancor maggior distanza, se possibile.


Però tutto questo non conta, perché a Cameron, in questo film, non importa un bel niente né dei personaggi né della trama, che sono totalmente secondarie al suo scopo e in alcuni pezzi sembrano addirittura una zavorra per lui. Se superficialmente pare che il regista faccia una dura critica al colonialismo americano e al dissennato sperpero delle risorse del nostro pianeta, cantando nel contempo un’ode alla natura, ingannevolmente dipinta come buona e saggia, in realtà non è così. Questo è solo fumo negli occhi. La vera guerra, per Cameron, è quella tra le vecchie e nuove tecnologie, tra cinema tradizionale e cinema tecnologico, dove è lampante la sua ideologia: il futuro è nelle nuove tecnologie, dove internet, i cellulari, la televisione e il nuovo cinema sempre più digitale, diverranno un unico medium. Come Pandora, in cui tutto e tutti sono interconnessi. Perché questo rappresentano Pandora e Avatar, il trionfo dell’artificioso sul naturale, della tecnica sull’uomo. Esattamente il contrario quindi, di quanto professato nel finale del film. Cameron ci inonda di immagini belle e suggestive, che denotano un enorme sforzo della squadra di computer grafica, come se queste da sole, potessero sostituirsi alla trama ed alle emozioni che i personaggi non sanno darci, ed in alcuni casi funziona, molti spettatori hanno trascorso la visione in un continuo: ohhhh. Purtroppo, tolta la meraviglia iniziale, resta ben poco e pur rimanendo un film godibile, è lontanissimo dal capolavoro. La parte più efficace rimane la battaglia che conclude la pellicola, dove il regista ritrova l’energia e il dinamismo che lo hanno sempre contraddistinto. I posteri ci diranno se i nostri dubbi sono giustificati, ora come ora mi sento di affermare che Avatar non segna un momento di svolta nella storia del cinema, come lo sono stati per esempio Guerre Stellari e Matrix in passato, capaci davvero di rivoluzionare la sintassi cinematografica. Pur essendo una fan dichiarata di James Cameron e concordando che il cinema è soprattutto immagine, non è tuttavia solo immagine e il cuore di ogni storia sono gli uomini, le donne e i loro sentimenti. Altrimenti non è cinema, ma un bel documentario.

domenica 7 marzo 2010

RECENSIONE LA NOTTE MI APPARTIENE (Lord of Midnight) di Jo Beverley

Prima edizione: 1998 by Topaz

Edito in Italia da: Mondadori, I Romanzi, collana Emozioni no.14, febbraio 2010

Ambientazione: Inghilterra 1100

Livello di sensualità: warm (caldo)

Voto/rating: 8/10

Collegamenti ad altri libri: è il quarto ed ultimo volume della serie Dark Champion così composta
1- IL DOMINATORE (Lord Of My Heart) – protagonisti Aimery de Galliard e Madeleine de la Haute Vironge
2- IL BASTARDO (Dark Champion) – protagonisti FitzRoger di Cleeve e Imogen of Carrisford 
3- LA CONQUISTA PIÙ DIFFICILE (The Shattered Rose) – protagonisti Galeran di Heywood e Jehanne;
4- LA NOTTE MI APPARTIENE (Lord Of Midnight) – protagonisti Renald de Lisle e Claire di Summerbourne



Claire di Summerboune attende trepidante il ritorno del padre Clarence, partito per combattere contro re Henry che questi considera un usurpatore del trono, altrimenti spettante al fratello maggiore Robert di Normandia. Ma Robert di Normandia ha accettato l’oro del fratello e abbandonato, oltre alle sue pretese, anche tutti suoi sostenitori alla loro sorte. Claire è una ragazza istruita, sa leggere, scrivere e far di conto, in un mondo in cui le donne in grado di farlo, al di fuori del clero, sono pochissime. Ma niente la prepara al ritorno del padre in un piovoso pomeriggio: cadavere, avvolto in una coperta di cuoio, legato sul dorso di un cavallo. Peggio ancora, a riportarglielo è il campione del re e nuovo signore, per decreto reale, di Summerbourne: Renald de Lisle. In un attimo l’intera esistenza sua e della sua famiglia cambia. Divengono dei senza terra alla mercé del nuovo padrone, da cui tutte dipende. Rovina o salvezza. E per salvare sé stessa ed i suoi Claire accetterà, anche se di malavoglia, di eseguire l’ordine del sovrano e sposare Renald. Un matrimonio che inizierà coi peggiori auspici ma che presto si trasformerà in qualcos’altro di molto più profondo. Perché Renald, straniero, spietato combattente di professione, senza legami che non siano la fedeltà ai commilitoni e al re, si rivelerà un fortuna per tutti loro. Un signore giusto, equo, con la volontà di costruire e non di distruggere. Ma anche un uomo che cerca un luogo e qualcuno a cui appartenere, anche se non lo sa. Sposando Claire, Renald si imbarcherà nella più difficile battaglia della sua vita, conquistare il cuore della giovane che lo odia in quanto nemico e in quanto assassino del genitore. Uno scontro in cui alla fine, entrambi usciranno vincitori, poiché avranno l’un l’altra.

E’ un peccato che, a quanto pare, Jo Beverley non scriverà più dei romanzi medievali, perché a mio avviso, è assolutamente insuperabile. Medievali fasulli in giro ne circolano parecchi, dove semplicemente ci sono dei personaggi e situazioni totalmente moderni ma con un costume addosso. Qui non è così. La serie Dark Champion, di cui questo è il volume conclusivo, è eccellente e restituisce efficacemente e in maniera veritiera un’epoca piuttosto buia, ma densa di avvenimenti. Dai dettagli al quadro generale, dai protagonisti ai personaggi secondari, tutto è credibilissimo e approfondito; sembra che una mano ci rapisca e ci trascini magicamente lontano nel tempo, facendoci entrare nella mentalità degli uomini e delle donne dell’epoca. Nonostante il libro non sia certo corto, si giunge alla fine soddisfatti per la bella cavalcata nella storia e per le emozioni non scontate che si sono vissute, anche grazie allo stile magistrale dell’autrice.
Renald e Claire sono due splendidi protagonisti, forti e passionali, ma interiormente fragili: lei perché non si è mai dovuta confrontare con le difficoltà della vita, lui perché ne ha viste e passate troppe. In qualche modo è come se le loro anime fossero vergini, quella di Claire deve ancora essere riempita, quella di Renald si sta inaridendo. La Beverley li segue durante il loro innamoramento, che non sarà immediato, ma avverrà dopo un certo periodo e in maniera sofferta, procedendo di pari passi con la loro crescita interiore, senza cercare scorciatoie, Claire capirà e perdonerà Renald, prima di accettarlo completamente. Così come Renald imparerà a perdonare sé stesso ed andare avanti con un esistenza che gli mette sul cammino un dono preziosissimo, quando non se lo aspettava più. Questo, credo sia uno dei pregi del libro, presentare l’amore come un regalo che spesso arriva quando non lo si cerca e non lo si attende, ma che richiede sacrifici personali, dedizione e soprattutto la disponibilità interiore. Se sappiamo essere aperti, ecco, allora può arrivare e riportare un raggio di sole nelle giornate uggiose a cui oramai ci siamo abituati e che ci hanno intorpidito lo spirito. Unico neo, la scrittrice sceglie troppo spesso il punto di vista di Claire e vediamo troppo poco la vicenda dal punto di vista di Renald, per cui alcune sue motivazioni ci vengono dette, ma purtroppo non illustrate. Emozionante e coinvolgente, consigliato anche a chi non ama né i medievali né la Beverley

domenica 17 gennaio 2010

RECENSIONE IL GRIDO DEL DESIDERIO (Cry for Passion) di Robin Schone

Publisher / Editore: Berkley

Publication date: 2009

Genre and setting / Genere e ambientazione: Historical, Victorian England 1888 / Storico, Inghilterra Vittoriana 1888

Format: Paperback

Sensuality Rating / Livello di Sensualità: burning / estremo

voto/rating : 9/10

Edizione Italiana: Romanzi Mondadori Passione n. 32

Collegamenti con altri libri / Connection to other books:  E' il secondo romanzo della serie "The Men and The Women Club" così composta:
1– Scandalous Lovers: storia di James Whitcox e Frances Hart, entrambi vedovi, vicini alla cinquantina
2- The Men and Women's Club : racconto contenuto nell'antologia Private Places, che ha per protagonisti i fondatori di questo particolare club (ispirato al club omonimo veramente esistito a Londra tra il 1885 e il 1889).
3– IL GRIDO DEL DESIDERIO (Cry for Passion) : storia di Jack Lodoun, avvocato collega e rivale di James Whitcox, e Rose Clarring



Jack Lodoun è un avvocato famoso ed un parlamentare, celibe, ha dedicato la propria vita al lavoro, consumato dall’ambizione. Rose Clarring è una ricca borghese che lui ha convocato al banco dei testimoni per distruggerne la reputazione, insieme a quella degli altri membri del Club degli Uomini e delle Donne, un circolo dove si discute di erotismo e sessuologia da un punto di vita scientifico. E lì, alla sbarra, mentre le sta rovinando la vita, Jack la desidera. Come Rose, mentre fronteggia l’assassino del suo buon nome e della tranquillità della sua vita, si accorge di volerlo. Tanto da chiedergli di rappresentarla per patrocinare il suo divorzio da un marito che pure ama, ma che la respinge perché non può darle figli. Sono terribilmente soli entrambi, lei perché intrappolata in un matrimonio senza condivisione, lui perché a parte la propria professione non ha altro. Lui piange la morte della donna amata, che pure era la moglie di un altro, lei si strugge per un uomo che non la tocca da undici anni perché è divenuto sterile, e non gli interessa spartire il proprio letto con una donna che non può ingravidare. Da questa solitudine assoluta, da questa deprivazione affettiva e fisica nasce il loro incontro e la loro attrazione: totale, disperata, senza freni. Si uniscono cercando di alleviare l’angoscia del loro dolore, illudendosi all’inizio che una tale condivisione non intacchi le loro anime, ma solo la loro carne. Presto, ben presto, inizieranno a pretendere di più, il sesso non sarà più sufficiente, brameranno la passione, inseguiranno l’amore. Per esistere veramente, per sciogliere l’inverno dei loro cuori, per gioire finalmente del fluire del tempo.

Se il vostro genere è il Regency tradizionale, se vi piacciono la prosa fiorita e le allusioni, se la descrizione dei rapporti sessuali vi infastidisce o vi disgusta, se preferite le trame leggere e superficiali, questo libro non fa per voi. Se invece non avete paura e vi va di sentire il fuoco sulla pelle e l’emozione stringervi il ventre, aprite questo volume ed tuffatevi nella lettura, vi immergerete in un caleidoscopio di sensazioni e sentimenti unico.
Nessuna autrice come la Schone, sa entrare nella mente e nello spirito dei suoi personaggi e soprattutto nei loro corpi. Nessuna riesce a descrivere così vividamente l’intensità, la lotta, la ricerca del piacere di due corpi che si uniscono, i loro odori, i loro sapori, la tensione per arrivare al compimento, quell’anelare a fondersi l’uno nell’altra fino a dissolversi. Smettendo di essere due, divenendo uno. La Schone non ha paura di chiamare le cose con il loro nome e anche nei passaggi più arditi, non vi è mai volgarità ma solo consapevolezza: della bellezza del corpo, non tanto dal punto di vista estetico, quanto come contenitore dell’anima di chi lo abita, come portatore di godimento, come mezzo di condivisione quando è davvero onesta, aperta e pulita. Perché lo spirito che ci anima risiede nella nostra carne e quando non ci sono carezze, abbracci, baci, assieme al nostro fisico, anche il nostro animo si inaridisce e muore. E Jack e Rose non vogliono morire, vogliono vivere. La passione è semplicemente l’anticamera dell’amore, che solo da significato alla nostra vita. E quella vita vogliono sentirla scorrere nelle loro vene e battere nei loro cuori e nel momento in cui Jack penetra Rose, lo fa così profondamente che tocca la sua essenza, tocca ciò che costituisce Rose nella sua interezza di donna. Danno e prendono senza riserve, Jack e Rose, si danno e si concedono generosamente, senza farsi fermare dal timore. Sanno che dovranno pagare un prezzo alto e sono disposti a farlo, nonostante le conseguenze sgradevoli, perché finalmente insieme loro sono un vero uomo ed una vera donna, completi.
Come sempre Robin Schone ci regala due protagonisti molto realistici, complessi ed affascinanti che rimangono dentro anche dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo. Il mondo in cui vivono non è quello da favola di molti romance, ma quello duro, oscuro e difficile del periodo vittoriano, dove la donna era poco più che un oggetto e pochi erano gli uomini che sapevano rispettare una donna come fa Jack con Rose. Non la giudica mai, come lei non giudica lui, ma entrambi sanno che il loro spicchio di felicità dovrà essere conquistato, anche a prezzo di lotte cruente. L’autrice ci fa presente che molte di quelle libertà che noi diamo per scontate, sono in realtà una faticosa e recente acquisizione delle donne occidentali e che molti uomini, ancora oggi, considerano le donne solo come cose da usare per sfogarsi. Non Jack, mai Jack. Lui, come tutti gli eroi della Schone, ama Rose come persona e come femmina e ci riscalda dentro.
Anche lo stile della Schone è peculiare, meglio ancora se in originale: frasi brevi ma molto evocative, parole che tagliano come coltelli o che ci avvolgono come una pelliccia morbida e tiepida. Stillano miele nelle nostre orecchie o ci sferrano un potente destro allo stomaco. Non solo una semplice lettura, ma un’esperienza, sicuramente niente di banale o di scontato. Lasciatevi sorprendere. E lasciatevi andare.

venerdì 1 gennaio 2010